venerdì 7 agosto 2015

O il nulla, oppure il diverso

07 agosto
 
Alla fine non resta altra possibilità che accettare l’inaccettabile: la morte, cioè, di una persona per noi importante, così come quella di una persona che, anche se prima ad essa non ci sentivamo legati con il cuore, eppure puntualmente ci ritorna ora in mente, senza comprendere appieno il perché del suo ricordo.
 
Ma accettare l’inaccettabile, ricordare il ricordabile non basta. Per quanto uno si possa opporre con tuto se stesso all’evidenza della perdita di una persona, alla fine non resta altro che quella perdita, con cui fare i conti, e la sensazione profonda di una porta chiusa per sempre, di fronte alla quale improvvisamente scopriamo di essere rimasti al di qua della sua chiave.
 
La perdita di una persona fa male, certo che fa male, eccome, ma ancora di più fa un male diverso, paralizzante, profondo, l’impossibilità di continuare con chi se ne è andato via per sempre un rapporto, una relazione, che ora abbiamo capito essere importante e di cui sentiamo di avere davvero bisogno.
 
Che fare? Accettare supinamente l’inevitabilità di perdersi l’un l’altro? Non accettarla? Ribellarsi? Ma a chi e per che cosa? È un bel problema!
 
E giusto per complicare quanto facile non è già di suo, eccoci di fronte al bivio dentro: o il nulla o il diverso. O consegnare al nulla la persona che sta oltre la porta della nostra vita, o ipotizzare che la sua perdita ci indichi un diverso dal presente, una dimensione che in questo momento non consociamo a sufficienza, ma che possiamo pensare essere l’anticipazione di un nuovo modo di vivere oltre questa esperienza materiale.
 
Perché no? O il nulla, oppure il diverso per sempre.