lunedì 29 ottobre 2018

Il Signore opera in mezzo a noi

ieri CHIESA OGGI domani
alla riscoperta di Gesù, il Risorto,
vivo dentro la sua Chiesa

Milano, 28.10.2018

INCONTRO - 010
Lectio divina su At 2,22-28




LA SACRA PAGINA
At 2,22-28
[Nel giorno di Pentecoste, rivolgendosi alla folla, Pietro continuò a parlare, dicendo:] «22 Uomini d'Israele, ascoltate ciò che sto per dire. Gesù di Nàzareth era un uomo accreditato da Dio per voi con miracoli, con prodigi e con segni. È stato Dio stesso a compierli per mezzo di lui fra voi. E voi lo sapete bene!
23 Quest'uomo, secondo le decisioni e il piano prestabilito da Dio, è stato messo nelle vostre mani e voi, con la complicità di uomini malvagi, lo avete ucciso inchiodandolo a una croce.
24 Ma Dio l'ha fatto risorgere, liberandolo dal potere della morte. Era impossibile infatti che Gesù rimanesse schiavo della morte.
25 Un salmo di Davide infatti dice di lui:
Vedevo continuamente il Signore davanti a me:
egli mi sostiene perché io non abbia a cadere.
26 Per questo io sono pieno di gioia e canto la mia felicità.
Pur essendo mortale, vivrò nella speranza,
27 perché tu non mi abbandonerai nel mondo dei morti
e non permetterai che il tuo santo vada in corruzione.
28 Tu mi hai mostrato i sentieri che portano alla vita
e con la tua presenza mi riempirai di gioia».


ALLA SCUOLA DI LUCA
Il commento qui di seguito ti potrà aiutare a capire la situazione e l’ambiente in cui si svolge il fatto narrato e il perché della scelta delle parole in esso riportate.

All’inizio della seconda parte del suo discorso Pietro chiama gli uditori “israeliti”, perché essi sentano in ciò l'avvertimento a non dimenticare di avere una vocazione storica e di essere stati scelti da Jahvè a far parte del popolo eletto, che doveva preparare la salvezza (cfr. Rm 9,4.6).
Per la prima volta qui viene pronunziato il nome di colui – Gesù –, la cui presenza è proclamata dagli avvenimenti di quel giorno; e a questo punto il discorso di Pietro si tramuta in una coraggiosa testimonianza su Gesù Cristo, spiegando agli ebrei il fondamento che sorregge il messaggio di salvezza proclamato in tutto il NT: la testimonianza di coloro che conobbero personalmente Gesù vivente, la realtà della sua risurrezione e la rivelazione dello Spirito, il quale si manifesta per la prima volta nella Pentecoste, ma che continuerà anche in seguito ad accompagnare il cammino della Chiesa.
E quasi che tutte queste esperienze non bastassero, ecco risplendere con un significato nuovo anche la parola delle Scritture antiche, per dare a sua volta una testimonianza del Dio che si rivela.
I versetti 22-24 sono condensati in modo da riassumere in poche e pregnanti espressioni quanto i quattro Vangeli narrano più diffusamente circa l'opera del Salvatore, di cui l'apostolo dice che fu “comprovata da Dio con grandi opere, prodigi e segni”.
Le parole del sermone di Pietro, prima catechesi sull'attività di Gesù, mentre si rivolgono a un pubblico che già conosce gli avvenimenti che riguardano il Nazzareno, fra quella gente che lo ascolta si trova più d'uno che aveva assistito realmente a fatti della vita di Gesù (cfr. At 10,37; 26,26), meritano tutta la nostra attenzione, poiché esse ci svelano come gli avvenimenti svoltisi attorno alla figura di Gesù avessero causato una ben forte impressione in tutto il paese, e anche fuori di esso, perfino presso coloro che non avevano mai avuto l'occasione d'incontrare personalmente il Salvatore.
Parlando della divina volontà di salvare il mondo per mezzo della morte di Gesù, Pietro non esita ad affermare la responsabilità di quegli uomini che vi cooperarono.
Intravediamo in questo punto il profondo mistero dell'incontro fra il consiglio divino e le azioni umane: la colpevolezza dei giudei, che si restringe in sostanza alla classe dirigente di Gerusalemme, non risulta a sua volta sminuita per il fatto che essi consegnarono Gesù alle autorità romane, le quali del resto erano considerate empie da quei medesimi giudei.
Di conseguenza, negli Atti degli Apostoli viene proclamata apertamente la collaborazione del popolo giudaico alla morte di Gesù. Possiamo tuttavia aggiungere che proprio Luca mostra un vivissimo interesse a indicarci l'inconsapevolezza degli uomini, mirando così a diminuirne anche la colpa: la parola di Gesù sulla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34) ritorna anche negli Atti degli Apostoli, come vedremo (cfr. 3,17).
Peraltro, Pietro va al di là di questo doloroso fatto, per giungere più direttamente alla testimonianza riguardante la risurrezione di Gesù, che è l'evento decisivo della divina opera della salvezza: “Dio lo ha risuscitato”, è il grido che viene continuamente ripetuto attraverso tutta la predicazione della Chiesa primitiva. Ed è sull’esperienza personale di Dodici Apostoli che poggia con tutta sicurezza il messaggio della risurrezione di Gesù; essi che avevano avuto numerosi incontri col Risorto: “Voi mi sarete testimoni” (At 1,8).
Infine, in riferimento a Gesù risorto, Pietro scorge in Davide il “tipo”, cioè la prefigurazione religiosa e storica del Cristo; nello stesso tempo egli ricorda che quel grande re era un profeta, in grado quindi di riferire la promessa di Dio (cfr. 2Sam 7,12) non a un qualsiasi mortale tra i suoi discendenti, ma al messianico “Figlio di Davide” e al suo regno, che non doveva conoscere tramonto.
Pietro e la primitiva comunità sapevano con assoluta sicurezza che il Messia era venuto nella persona di Gesù di Nazareth e che era discendente della famiglia del re Davide.


MEDITAZIONE
Durante i prossimi giorni metti la tua vita in relazione con il testo che hai letto. È la tua rilettura allo scopo di ascoltare cosa il Signore dice a te in questo periodo o situazione della vita, cosa dice allo sviluppo della tua persona, cosa suggerisce per le tue relazioni. Lui ti consola, ti esorta, ti orienta e ti rallegra dentro il cammino della Chiesa del Risorto.

Spunti per la riflessione personale

1.
Ripieno della forza dello Spirito santo l’apostolo Pietro ricorda la morte di Gesù, additando la volontà malvagia di chi lo ha messo in croce, causando così la sua morte. Quando mi accorgo che le mie scelte, i miei comportamenti, ciò che faccio e ciò che sono come persona… stanno più dalla parte di chi vuole la morte di Gesù che la sua vita? Cosa faccio per recuperare la mia relazione con Gesù? Come vivo il tempo della mia preghiera personale per la guarigione del mio cuore e della mia mente, anima della mia vita? Ogni tanto mi soffermo a considerare che Gesù è morto per una scelta d’amore, perché anch’io sia liberato dalla forza del male e dal pericolo della morte del mio spirito personale?

2.
Citando il testo del salmo 15(16) di Davide, Pietro ci presenta l’intimità di Gesù, i suoi sentimenti, le sue emozioni, la sua fiducia nella volontà e nell’opera del Padre. Nel mio essere oggi discepolo di Gesù faccio molta attenzione, più che a quello che Lui ha fatto, a tutto ciò che lui ha vissuto nella sua interiorità? Quali sono i sentimenti e le emozioni di Gesù che maggiormente mi colpiscono e mi attraggono? Come posso anch’io vivere la stessa interiorità di Gesù? Ho davvero cura del respiro spirituale della mia vita? Vivo nel mondo cercando di annodare la mia anima all’anima divina di tutto ciò che esiste? Parlo agli altri con coraggio e con delicatezza della dimensione spirituale della vita, affinché molte persone incontrino il Risorto e siano da Lui guidate al Cielo?


Spunti per la riflessione in Famiglia o nel Gruppo

1.
Le parole che Pietro pronuncia sono al plurale, cioè sono rivolte non a una sola persona bensì a molte. Siamo capaci di condividere tra di noi, soprattutto in famiglia, l’esperienza di fede che qui stiamo facendo insieme? Ci prendiamo cura di accogliere il racconto del vissuto spirituale degli altri fratelli, delle altre sorelle nella fede? La fede degli altri, di tutti, è il tesoro da custodire e da condividere con chi ancora non ha incontrato Gesù nella sua vita?

2.
Come gruppo facciamo attenzione al vissuto delle altre persone? In questa avventura del cammino dentro gli Atti degli Apostoli ci impegniamo a sostenere con la preghiera i nostri compagni di strada? Viviamo questa esperienza del gruppo come uno stimolo a crescere nella conoscenza di Gesù per testimoniare il suo amore alle persone lontane dalla fede? Ci impegniamo in parrocchia a sostenere il cammino di fede di tutti coloro che avvertiamo essere spiritualmente in difficoltà? Condividiamo con tutti la forza di vita e d’amore di Gesù?


PREGHIERA
È il momento di ringraziare Dio per ogni cosa, facendo una preghiera che sgorghi dalla Parola che hai letto e meditato e che ti disponga ad ubbidire alla voce dello Spirito del Signore Risorto.

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra

e in Gesù Cristo,
Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito da Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la Comunione dei Santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna. Amen.


IMPEGNO DI VITA CRISTIANA
È il momento di metterti in moto, di agire in conseguenza di quanto hai ascoltato, per produrre nella tua vita frutti di Vangelo.

Nei prossimi giorni prenditi del tempo per riflettere sulle parole dell’apostolo Pietro e per verificare in che misura hai accolto per davvero nella tua vita il mistero della risurrezione del Signore Gesù.
Durante il prossimo incontro di gruppo prova a fare la tua testimonianza di fede.
Rifletti, prega e ringrazia

AUDIO DELLA LECTIO DIVINA 
per richiedere l'audio dell'incontro contattare direttamente sergio.carettoni@gmail.com


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