lunedì 25 giugno 2018

Tra stupore e derisione

ieri CHIESA OGGI domani
alla riscoperta di Gesù, il Risorto,
vivo dentro la sua Chiesa

Fano, 24.06.2018

INCONTRO - 008
Lectio divina su At 2,5-13


LA SACRA PAGINA
At 2,5-13
5 A Gerusalemme c'erano Ebrei, uomini molto religiosi, venuti da tutte le parti del mondo. 6 Appena si sentì quel rumore, si radunò una gran folla, e non sapevano che cosa pensare. Ciascuno infatti li sentiva parlare nella propria lingua, 7 per cui erano pieni di meraviglia e di stupore e dicevano: «Questi uomini che parlano sono tutti Galilei? 8 Come mai allora li sentiamo parlare nella nostra lingua nativa? 
9 Noi apparteniamo a popoli diversi: Parti, Medi e Elamiti. Alcuni di noi vengono dalla Mesopotamia, dalla Giudea e dalla Cappadòcia, dal Ponto e dall'Asia, 10 dalla Frigia e dalla Panfilia, dall'Egitto e dalla Cirenaica, da Creta e dall'Arabia. C'è gente che viene perfino da Roma: 11 alcuni sono nati ebrei, altri invece si sono convertiti alla religione ebraica. Eppure tutti li sentiamo annunziare, ciascuno nella sua lingua, le grandi cose che Dio ha fatto». 
12 Se ne stavano lì pieni di meraviglia e non sapevano che cosa pensare. Dicevano gli uni agli altri: «Che significato avrà tutto questo?». 13 Altri invece ridevano e dicevano: «Sono completamente ubriachi».


ALLA SCUOLA DI LUCA
Il commento qui di seguito ti potrà aiutare a capire la situazione e l’ambiente in cui si svolge il fatto narrato e il perché della scelta delle parole in esso riportate.

In questa seconda parte della narrazione dei segni avvenuti a Gerusalemme il giorno di Pentecoste affronteremo i vv. 5-13 del capitolo 2 degli Atti, in cui vengono menzionati dall’evangelista Luca gli atteggiamenti e i commenti dei testimoni presenti a quegli eventi prodigiosi. Inoltre, egli induce gradualmente il lettore ad esprimere lo stupore della sua anima per la triplice interrogazione dei vv. 7.8.12, per l'enumerazione di tanti popoli diversi (vv. 9-11) e per la notazione ironica finale (v. 13), che prepara per contrasto la serietà dell'annuncio di Pietro (v. 14ss).
v. 5-8 - Attratti dal rumore delle lingue

Il dono di Dio interpella sempre l'uomo, rivelandogli una nuova insospettata possibilità di autorealizzazione, se la persona si lascia coinvolgere. Infatti, il «rumore» causato dall’irruzione dello Spirito (letteralmente la voce, il che ricorda Es 19,16 nella versione dei Settanta) provoca il raduno di una grande folla. L'insistenza sulla totalità, sottolineata nei versetti precedenti dalle espressioni «riuniti nello stesso luogo», «tutta la casa», «tutti riempiti di Spirito Santo», si prolunga in maniera enfatica, evocando «tutte le nazioni del mondo» (v. 5), dunque l'universalità del mondo non giudaico. Del resto, è troppo presto per parlare dell'accoglienza del Vangelo da parte di «tutte le nazioni». Anche se questo è l'obiettivo del racconto degli Atti, Luca vuole qui farlo presagire, avendo cura di dire che quelli che accorrono sono «Giudei devoti» che «si trovavano allora in Gerusalemme».
Questa traduzione fa supporre che si tratti di devoti Giudei venuti in pellegrinaggio a Gerusalemme. Si può anche intendere che si tratti di residenti permanenti, Giudei originari della diaspora venuti a finire i propri giorni nella città santa, ma che considerano ancora la lingua del loro paese natio come loro lingua materna. Nella presentazione di Luca, essi sentono dunque gli apostoli esprimersi in queste diverse lingue, ciascuno riconoscendo la propria, e ne sono stupefatti. Nel raccontare degli ascoltatori che provengono da ogni nazione che si trova sotto il cielo, evidenziando così l'universalità del messaggio cristiano, l’Evangelista accumula qui i verbi che nel vangelo esprimono le reazioni della folla davanti ai miracoli di Gesù: letteralmente, sono «fuori di sé per la meraviglia», nel senso forte che può assumere il verbo usato (v. 7).
Nell'ipotesi menzionata in cui gli apostoli avrebbero «parlato in lingue», si può pensare che lo Spirito Santo operi negli ascoltatori una specie di fenomeno d'interpretazione spontanea: essi hanno la sensazione di comprendere intimamente, nella propria lingua materna, questo messaggio che proclama le meraviglie di Dio (cfr. v. 11). In ambedue le interpretazioni il vero miracolo decisivo, presentato in maniera diversa, è lo stesso: lo Spirito Santo fa parlare e fa capire. Pentecoste è anzitutto il miracolo di una comunicazione riuscita.
Ancora una volta si tratta anche qui di qualche cosa che va oltre l'esatta riproduzione di un quadro storico e si entra con stupore in una prospettiva teologica di ritrovato dialogo con Dio e tra gli uomini che credono alla sua incarnazione e redenzione, facendo in tal modo intravedere l’immenso campo di lavoro che gli apostoli e la Chiesa dovranno affrontare da ora in poi.

v. 9-11 - La lista dei popoli

Nei versetti che seguono viene precisato come gli ascoltatori provengano da ogni nazione che si trova sotto il cielo.
Al centro del brano biblico Luca pone proprio la lista dei popoli, cioè l’elenco di tutte le genti che sono destinatarie delle opere meravigliose di Dio compiute dagli inizi della storia sacra, e giunte a compimento nella morte e risurrezione di Cristo e con il dono dello Spirito.
Infatti, le «grandezze di Dio» formano ora il contenuto dei discorsi pronunciati dai discepoli in questa memorabile solennità di Pentecoste. Deve essere stata un'esplosione di giubilo, una predicazione della felicità che Dio offriva al mondo manifestando la salvezza da lui operata attraverso Gesù Cristo. Era giunta così l'occasione di iniziare quella testimonianza su Gesù Cristo e la sua grazia, di cui egli aveva incaricato gli apostoli (cfr. 1,8).
Questa lista (cfr. Gn 10), che risulta essere intenzionalmente universale, manifesta un espediente dell’Evangelista: essa vuole rappresentare in maniera vivace e quasi plastica la molteplicità dei testimoni che assistettero a quella Pentecoste. In tal modo il miracolo delle lingue chiama i membri del popolo lì convenuti a formare una comunità, impossibile con la forza o la pianificazione economica e politica, realizzabile con la potenza interiore dello Spirito che sviluppa nei rapporti umani la libertà e l'amore. In tal modo si capovolge la situazione creatasi con la dispersione delle lingue prodotta dalla superbia umana di volersi «fare un nome» (Gn 11,4): la Pentecoste è perciò l'anti-Babele. La comunione è possibile solo con un giusto atteggiamento, di apertura e disponibilità al dono di Dio. Non solo, ma il testo registra anche due opposte reazioni: di religioso timore, manifestato nello sbigottimento, nello stupore e nella meraviglia, e di derisione, che bolla gli apostoli come ubriachi, un giudizio simile a pazzi, indemoniati o diabolici (cfr. Gv 7,20; 8,48-52). Ci sono tutte le premesse per un intervento chiarificatore di Pietro, che porrà ai presenti il dilemma, accoglienza o rifiuto, portando alla fede i ben disposti.
Si riscontra anche qui un modo costante dell'azione di Dio che pone l'uomo di fronte al suo intervento sbalorditivo poi chiarito dalla Parola. La rivelazione infatti procede con eventi e parole intimamente connessi, in modo che queste spieghino il fatto che a sua volta dà consistenza alla Parola. Senza questa sarebbe difficile per l'uomo emettere un atto di fede; in mancanza di quello non si conoscerebbe la vera natura dell'operare divino.

v. 12-13 - Atteggiamenti contrastanti tra stupore e derisione

All’annuncio degli Apostoli, prima rivelazione della «potenza» dello Spirito Santo che riempie ormai la Chiesa, fa fronte l’accoglienza oppure il rifiuto della rivelazione da parte degli uomini presenti in Gerusalemme.
Alcuni, per lo stupore, non sanno che partito prendere; altri gettano su tutto l'avvenimento un rifiuto sprezzante. Può darsi che per certe persone, che non furono in grado di afferrare il senso recondito di quel «dono delle lingue», il fatto di sentir pronunziare parole presumibilmente straniere suscitasse il sospetto d'avere a che fare con degli ubriachi. Solo coloro che lo Spirito toccò interiormente poterono intendere in quelle parole, risonanti ai loro orecchi con il linguaggio familiare del paese nativo, l'annunzio dell'universale salvezza.
Ma perché mai altri rimasero esclusi dal prodigio? Mancava forse loro l'interiore disposizione del cuore? Si presenta qui il misterioso dominio della grazia, ma al tempo stesso anche la colpa e la connivenza dell'uomo col male. La Chiesa sperimenta fin dai suoi inizi lo stesso fatto che toccò al Verbo eterno: «La luce splende fra le tenebre, e le tenebre non l'hanno compresa» (Gv. 1, 5).

=> Infine, Luca non nasconde al lettore la duplice reazione dei presenti: se gli uni si domandano perplessi quale fosse il senso di questa strana avventura, altri dicono beffeggiandoli «Sono ubriachi di mosto dolce!». Quest’annotazione rafforza l'ipotesi che i canzonatori si siano trovati davanti a un fenomeno straordinario di glossolalia (= parlare in lingue), il quale può dare la sensazione, a chi lo percepisce senza capire, di avere a che fare con persone che hanno bevuto troppo. Vedremo subito che questa derisione servirà come punto di aggancio al discorso di Pietro.


MEDITAZIONE
Durante i prossimi giorni metti la tua vita in relazione con il testo che hai letto. È la tua rilettura allo scopo di ascoltare cosa il Signore dice a te in questo periodo o situazione della vita, cosa dice allo sviluppo della tua persona, cosa suggerisce per le tue relazioni. Lui ti consola, ti esorta, ti orienta e ti rallegra dentro il cammino della Chiesa del Risorto.

Spunti per la riflessione personale

1.
Il giorno di Pentecoste la folla dei presenti è stata attratta dal rumore delle lingue. Nella mia iniziale esperienza di fede, che cosa mi ha attratto? Quale “lingua” colpisce il mio mondo d’interessi, tanto da coinvolgermi esistenzialmente? La pluralità delle voci che mi circondano in seno alla Chiesa mi arricchisce dei doni di Dio presenti in esse?

2.
I presenti al discorso degli apostoli si dividono in due gruppi. Avverto talvolta in me la tentazione di sottovalutare l’annuncio del Vangelo che mi viene rivolto? In quali situazioni di vita sperimento talvolta il rifiuto a motivo della mia fede? Come mi rapporto con coloro che rifiutano il Vangelo di Cristo? E con quanti aderiscono alla salvezza offerta dal Signore Gesù?


Spunti per la riflessione in Famiglia o nel Gruppo

1.
Luca ricorda che gli apostoli annunciavano alla folla le opere meravigliose di Dio. Qual è la qualità del nostro annuncio? Coloro che ci ascoltano che cosa capiscono del nostro linguaggio? Come Comunità ci sforziamo di parlare “lingue nuove” secondo come lo Spirito Santo ci dà di esprimerci?

2.
Anche nella nostra vita comunitaria è facile sperimentare quel senso di frammentarietà tanto da dare l’impressione di trovarci su opposte sponde. Come viviamo le “fratture” che sono presenti anche nella nostra Comunità? Quali modi di esprimerci sono facilmente travisabili? Come reagiamo alla derisione che subiamo dagli altri a motivo del nostro essere una Comunità di credenti?


PREGHIERA
È il momento di ringraziare Dio per ogni cosa, facendo una preghiera che sgorghi dalla Parola che hai letto e meditato e che ti disponga ad ubbidire alla voce dello Spirito del Signore Risorto.

O Spirito del mio Signore,
vieni a me e abita il mio cuore.

(invocazione da ripetere più volte al giorno a mo' di litania) 


IMPEGNO DI VITA CRISTIANA
È il momento di metterti in moto, di agire in conseguenza di quanto hai ascoltato, per produrre nella tua vita frutti di Vangelo.

Di fronte alla forza dell’amore di Dio, anche tu fai la tua scelta di campo: invoca la sua presenza nella tua vita, affinché il suo Spirito illumini la tua mente e il tuo cuore.
Rifletti, prega e ringrazia!


AUDIO DELLA LECTIO DIVINA 
per richiedere l'audio dell'incontro contattare direttamente sergio.carettoni@gmail.com


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