giovedì 15 febbraio 2018

Tappa i buchi della tua fontana!

alla sera del giorno
15.02.2018

Non è il gioco dei bambini, il piano segreto da mettere in atto, sussurrato con il dito davanti alle labbra, per conquistare e per giocare con la fontana del paese. Certe cose si fanno a una certa età; più avanti nella vita le cose e i giochi cambiano. Anzi, quello che prima era un gioco, adesso diventa un consiglio tutto per se stessi, e di vitale importanza.
Tappare i buchi della fontana ha ora a che fare con la nostra vita, l’unica che abbiamo tra le mani, una vita intera, fontana questa di giorni e di passioni, di desideri e di emozioni, di energie e di occasioni per buttare fuori da se stessi il meglio che da tempo custodiamo nella profondità del nostro esistere. Tappare i buchi, non per una scelta di chiusura e di egoismo, chiudere uno dopo l’altro tutti i rubinetti che abbiamo aperto, per avere invece un getto d’acqua più potente, più alto, più bello, significativo per sé e per chi fin da lontano lo vuole ammirare.
Se per tanti motivi, in tante situazioni di vita, per generosità o per stupida disattenzione abbiamo aperto e lasciato aperto uno, due, tre… infiniti rubinetti di noi… fino a depotenziare la nostre capacità, a un certo punto l’eroismo è quello di non disperdere oltre le nostre risorse vitali; ottimizzare le forze fisiche, intellettuali, affettive, spirituali, le parti più buone, più belle di noi… sì, ciò che è realmente essenziale.
Ecco perché, questa sera, Signore, ti chiediamo di donarci il coraggio e la capacità di non perdere più il nostro tempo in cose che non meritano l’attenzione dell’essenziale. Come hai fatto tu, insegnaci a concentrare il tempo che abbiamo ancora da vivere su ciò che è necessario per non mortificare, non sciupare scioccamente l’energia che preme in noi; per fare in questa vita le scelte giuste e coraggiose; per chiudere le ferite che ci dissanguano il cuore e la mente, perché le nostre anime siano ricche del tuo amore e diano a suo tempo il frutto migliore di noi.
 

mercoledì 14 febbraio 2018

Ma chi salverà San Valentino dall’amore?

alla sera del giorno
14.02.2018

Sì, sì, è la festa degli innamorati, anche se qualcuno potrebbe dire per gli innamorati. Sicuramente è un giorno dentro il quale, dal suo sorgere al suo tramonto, il pensiero va e torna alle tante persone che in un frangente delle loro vita si sono incontrare, appassionate l’una per l’altra, decise a fare qualche primo passo insieme e, perché no, a stare insieme per molto di più.
Se giusta per alcuni, sicuramente la festa di San Valentino non è certo per tutti. Non è più la festa delle/per le persone che sono andate oltre la stagione delle farfalle nello stomaco, un passo oltre i giorni di emozione profonda, un po’ più avanti rispetto ai primi istanti dello stordimento del cuore.
Oltre l’innamoramento c’è qualcosa di più, sia di grande, sia di intenso, sia di vitale importanza, necessariamente di eterno nelle sue possibilità di riuscita e di durata. Oltre la stagione dell’innamoramento si tratta di entrare esistenzialmente dentro un’apertura di orizzonti e di dimensioni di vita, che hanno più a che fare con l’immensità del mistero dell’amore, piuttosto che con gli effetti speciali dei primi momenti di estasiate poesie e di impetuose vibrazioni del cuore.
Se l’innamoramento lo si subisce, come una bellissima fatalità, un sorta di piacevole e di desiderato incidente del cuore e della mente, al contrario l’amore lo si sceglie con passione e con caparbietà. È l’incontrollata e smisurata volontà di vivere fino in fondo, l’amore, – gli antichi latini direbbero “usque ad mortem” (= fino alla morte) –, il dono reciproco di tutto se stessi, dentro un frangente di tempo e di spazio in cui la storia personale di due persone diventa la storia condivisa di una avventura d’amore.
A San Valentino, Signore, spiega tu come stanno le cose. Digli di non offendersi se non tutti oggi lo hanno ricordato e festeggiato appassionatamente come molto tempo fa. Spiegagli bene che alcuni di noi sono passati al giorno dopo, al 15 di febbraio, così come ai tanti giorni a seguire nel calendario delle loro esperienze personali, proprio perché molti tra noi hanno fatto un passo in più, più avanti lungo la via della vita, inoltrati più dentro per i sentieri dell’amore.
Ma sicuramente San Valentino già lo sa come stanno le cose, che un inizio, chiamato innamoramento, può avere un seguito, chiamato amore, e in questo suo conoscere molto bene i segreti dell’amore non si risparmia di benedire i cuori di tutti, così come fai tu con ciascuno di noi, Signore e Padre dell’amore infinito.

martedì 13 febbraio 2018

Se c’è brace, ci sarà fuoco

alla sera del giorno
13.02.2018

Prima che in cenere il tempo riduce molte cose in brace: un lento bruciare di ogni pezzo di legna, senza più la vivacità di una fiamme visibile, ma pur sempre per una forza che prosegue il suo corso, fino alla fine del tutto.
Anche sotto la cenere, ogni cosa continua a bruciare, anche quando la stagione dei germogli, dei fiori e dei frutti non è più la stagione in corso, ma solo il ricordo di tempi ormai lontani.
Similmente, prima che brace ogni persona è stata fuoco, fiamma, forza di calore e di luce, con dentro un ricordo ancora acceso per tutti coloro per cui quella persona ha arso di passione, di affetto, di relazione amicale. Certo, alla fine anche la vita si consuma, soprattutto quando una passione di cuore spinge ciascuno a donarsi e a consumarsi generosamente e totalmente, fino all’ultima energia di se stesso, per il benessere integrale degli altri. Ma tutto questo va secondo la natura delle cose e il senso del nostro essere esseri in relazione con gli altri e con il mondo.
Tuttavia, la gioia di restare pur sempre brace può essere di tutti; una gioia condivisa e condivisibile, anche se per un po’ ricoperta da un sottile strato di cenere. E molte cose di noi stessi restano lì, sotto, nascoste agli sguardi superficiali di chi ci accosta. Tutti restiamo lì, coperti di silenzio e di esperienze andate, lì pronti a riprendere vita e passione per una nuova stagione della vita, tutta da illuminare e da riscaldare.
A differenza degli altri venti, che passano, sbuffano e ci riaccendono ancora per un istante, per poi lasciarci senza un senso di luce e di calore, tu soffi su noi, Signore, a pieni polmoni, per ravvivare il tuo dono in noi. Tu ci riaccendi là dove noi penseremmo di avere già dato tutto, di non possedere più nulla da offrire a te e agli altri, illusi di avere esaurito ogni energia di vita, di amore, di senso del nostro esistere.
E tu ci dici di smettere di covare calore solo dentro noi stessi, ma di riprendere ad ardere ancora, per diffondere luce e calore attorno. Con te, Signore, non possiamo mai smettere di donare anche una sola scintilla della nostra brace, per incendiare il mondo con il vento del tuo amore.

lunedì 12 febbraio 2018

La direttissima e le strade laterali

alla sera del giorno
12.02.2018

A piedi o a motore i metri e i chilometri sono tutti da affrontare avendo ben chiara in mente la meta da raggiungere, il percorso da fare, le eventuali soste da mettere in conto, le necessarie energie per non fermarsi all’improvviso.
Non solo per uno dei tanti viaggi da ricordare poi nel calendario, ma la stessa capacità di discernimento e di programmazione riguarda il viaggio e la storia della propria vita. Avendo qui ben chiara la meta del proprio cammino, il punto di arrivo di una sequela di risposta alla chiamata alla gioia, ora la scelta è quella del percorso da fare; e qui le cose rischiano di complicarsi non poco, perché non tutti optano durante il viaggio per la via migliore, per la via più corta.
Trattandosi di affrontare le difficoltà della salita, cioè raggiungere la cima del monte della propria felicità, ecco in molti la tentazione delle mezze misure, del risparmio della fatica, della voglia di non essere troppo fissati sulla meta, ma più incuriositi del panorama attorno. E la scelta diventa quella delle strade laterali, delle vie pianeggianti, dei dolci saliscendi, dei punti di sosta sparsi qua e là per osservare orizzonti infiniti, ed accontentarsi così di un fuoripista, piuttosto che del tutto di una meta.
Quanta pazienza hai, Signore, quando ti accorgi del nostro perdere tempo; quando vedi che preferiamo strade laterali piuttosto che la salita diretta al molte del tuo amore; quando scopri in noi la paura della generosità, del dono totale e radicale di noi stessi a te, e la sciocca illusione di pensare di trovare appagamento e gioia nella mezza misura delle scelte e dei cammini fatti. Tu ci spieghi che un viaggio fatto a metà è un cammino di vita mai iniziato per davvero; un avere solo perso tempo nel groviglio delle tantissime strade laterali, come sempre distratti da mille cose, dalle proprie paure, non riconoscendoci sul serio attratti da te.
E, pazientemente a sera, quando vedi che finalmente ci siamo accorti di non essere ancora arrivati là dove saremmo dovuti arrivare, a ciascuno dolcemente indichi con il dito e ripeti col sorriso: “Se davvero vuoi venire a casa mia, la strada diretta passa per di qua, è la via del mio amore”.

domenica 11 febbraio 2018

La ragnatela delle parole e il suo ricamo

alla sera del girono
11.02.2018

Ha senso, ha senso, eccome se ha senso pensare alle parole – che non ci risparmiamo di pronunciare in ogni situazione della vita, e che ascoltiamo, disarmati, a tutte le ore del giorno –, come a una ragnatela, che ci avvolge, ci stringe, ci imprigiona e ci stordisce, fino a farci perdere la libertà della ragione.
Ci troviamo braccati dentro un echeggiare di sillabe e di consonanti, di frasi spigolose o sinuose, ammalianti e nemiche, talvolta anche amiche e pronte a metterci in guardia di fronte agli imprevisti pericoli del pensiero e dell’azione nostra o altrui.
Ma spesso le parole sono così tante, così numerose, davvero troppe, in ogni direzione della nostra vita, in continuo stato d’intreccio tra loro, tanto da diventare una rete dentro la quale ci troviamo noi stessi prigionieri. E, sprezzante del pericolo di vedersi alla fine recluso a vita nel non senso delle sue mille parole, c’è chi sceglie di contrattaccare e di abitare comodamente la logorroicità delle sue relazioni interpersonali, trasformando il brutto che lo cinge in qualcosa di unico e di originale. Scatta l’arte del ricamo delle parole, un’avventura tutta da vivere in prima persona, nella meschina illusione che l’incantevole di un ricamo trasformi un ragnatela in qualcosa di bello e di ancora più attraente; ma in realtà, tutto è muro, tutto diventa cella, ogni alito di vita conosce il tempo della sua prigionia.
Liberaci, Signore, dalla ragnatela delle parole; dalla sinuosità di ciò che prima ci ammalia e poi ci stordisce; dalla prigionia della superficialità e del non senso; dai buchi esistenziali che ogni ragnatela produce di suo. Donaci la capacità di fronteggiare tutti i tipi di ragnatela di parole vuote con la coraggiosa scelta di preferire sempre un gusto diverso, rinfrescante, corroborante quanto vissuto sul serio e fino in fondo, la scelta del gusto del silenzio.

sabato 10 febbraio 2018

Per sempre le abitudini ci cambiano dentro

alla sera del giorno
10.02.2018

Con quanta intensità guardiamo allo scorrere in noi della vita, delle sue energie, feconde ed essenziali, così come anche delle sue inevitabili contraddizioni.
Quante volte i nostri occhi sono conquistati alla contemplazione delle magnificenze che impreziosiscono la bellezza della nostra avventura.
Eppure, è proprio il ripresentarsi ad ogni passo, ad ogni respiro, delle nostre battaglie interiori a rischiare di condizionare in noi lo scorrere dei giorni, fino a innescare un lento processo di decomposizione di un’esperienza dopo l’altra. Se non illuminate dall’alto, via via le abitudini ci avvelenano la vita e lentamente ci conducono a una dura perdita del valore della speranza, della consolante fiducia in noi stessi e negli altri, della caparbia voglia di cavalcare i sogni che sono sempre pronti a spiccare il volo dalle finestre dei nostri cuori.
Si è saggi perché di fronte ai tanti dubbi interiori non ci si lascia mai andare, non si vacilla, non ci si perde d’anima e non s’indietreggia. Sì è saggi perché si resta ben saldi nella profonda convinzione delle proprie idee: pur nel bel mezzo di un tunnel buio, non smettiamo di credere che il nostro viaggio conoscerà ancora un bagliore di luce, il calore di un raggio di sole. Infatti, le idee, che combattono le buone battaglie della nostra vita, quando cadono, si rialzano sempre; ma le idee che si arrendono alla tentazione dell’abitudine cadono, purtroppo, per sempre, senza più rialzarsi, lasciando al nostro nemico, al non senso, vittoria certa.
Solo la verità nuda e cruda ci salva, Signore, dalla tentazione di assuefarci alle nostre banalità. Nella tua paternità, tu benedici il ritmo della pioggia delle nostre lacrime, affinché esse spezzino e sbriciolino la durezza delle zolle del nostro egocentrismo.
Tu solo ci dai l’esempio, Signore, di come non sia logico e possibile imitare la gioia, bensì accettare di averla per scelta come amica, ogni giorno come luce, come inseparabile guida nella vita interiore e di relazione affettiva con il mondo.
Una buona ed evangelica abitudine di te, Signore, ci cambia a 360° fin nel profondo di noi stessi e, nella freschezza del suo esistere e del suo quotidiano crescere, ci accompagna verso l’incontro con il tuo amore e la progressiva guarigione dei nostri cuori. Se abitate da te, le abitudini ci fanno bene e ci salvano davvero la vita.

venerdì 9 febbraio 2018

Nell’eco della tua parola c’è un respiro in più

alla sera del giorno
09.02.2018

Nei frangenti di sospensione attorno dell’eco del vociare del mondo è possibile ritrovare in noi istanti di presenza a se stessi, spazi del proprio io interiore, ciò che di noi ci prendiamo cura lungo l’arco del giorno, ciò che a sera di noi, con particolare affetto, stiamo attenti a preservare per quel poco di viaggio che affronteremo ancora, al sorgere di un nuovo sole.
Con naturale trasporto ci ritroviamo a sera dentro infiniti saliscendi di pensieri, di emozioni e di sentimenti. Le dimensioni più lontane delle nostre storie personali cercano ora un punto di ritrovo, un luogo d’incontro e di rasserenata unità. È il tempo degli abbracci, tra ciò che ci ha rallegrato il cuore e quanto, invece, è stato motivo per riversare lacrime di vita dai nostri occhi.
È per recuperare un luogo di riconciliazione con il nostro vissuto, uno scorrere di ore in serenità e in armonia con noi stessi, che ti chiediamo, Signore, di sederti ai bordi della nostra notte e restare a noi vicino. Sotto la coperta dei tuoi occhi riabbracciamo non più le dissonanze del nostro esistere, ma l’ascendere del tutto di noi stessi alle altezze dei tuoi respiri; e nel silenzio della notte l’eco della tua parola ci dona la possibilità di una salvezza, una carezza di misericordia, ancora un respiro, un respiro in più, un respiro di te.