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venerdì 12 ottobre 2018

Unione nella e per la dispersione

alla sera del giorno
12.10.2019

È un titolo bizzarro, quanto bizzarra e originale è l’idea che sta alla base di un discorso del genere; eppure è un’intuizione singolarissima e intrigante da fare propria e da mettere in pratica alla prima occasione.
Fagocitiamo di tutto nella vita, un po’ per fame, un po’ perché siamo diventati bulimici di qualsiasi realtà che vogliamo fare nostra senza rispettare i tempi iniziali e graduali di una relazione. A una velocità impressionante, mangiamo, o meglio divoriamo idee, sentimenti, emozioni nostre ed altrui, tanto che siamo sempre protesi a ciò che tra qualche minuto diventerà nostra preda, dimenticandoci abbondantemente di quello che è stato e che abbiamo vissuto qualche ora prima, la mattina o la sera precedente. E come avviene nella patologia della bulimia – quando cioè tutto ciò che non viene correttamente ingerito e digerito rischia di essere rapidamente rigettato –, così, anche a livello di relazioni interpersonali, si passa da grandi abbuffate di persone, i primi a farne le spese sono gli amici, a veri e propri periodi di rifiuto, di digiuno e di astinenza da ogni contatto sociale.
Più che un inglobare gli altri nella propria vita, assimilando in se stessi ogni loro potenzialità e dimensione personale, la positività e l’utilità di una mutua relazione amicale sta assolutamente nella capacità di ciascuno di uscire da se stesso, da qualsiasi trincerata visione e difesa del proprio mondo individuale, ed andare verso gli spazi esistenziali delle altre persone. Lo stesso uscire dai propri confini, verso nuovi orizzonti culturali e relazionali, è anche il coraggio di quella comunità di persone che guarda positivamente al suo futuro, poiché ha già dentro se stessa un sereno e riconciliato modo di vivere il suo passato e il suo presente.
Non è certo nella frammentarietà della propria storia personale che le persone trovano la loro forza d’animo per affrontare le infinite sfide della vita; semmai, è grazie al loro certosino lavoro di riunificazione interiore di ogni personale esperienza di vita che le stesse persone imparano l’arte di affrontare le future sfide esistenziali, interiori o esteriori che siano, con maggiore positività.
Si iniziano così a tradurre in scelte e in fatti di vita le parole che più ci stanno a cuore, quelle che meglio di altre ci rimettono ogni volta in moto: sono le parole a prenderci per mano e a condurci incontro alla vita con nel profondo di noi stessi un coraggioso senso di armonia e di serenità interiore.
È sempre lo stesso dinamismo, Signore, che ci motiva nel nostro cammino incontro a te. Quello che viviamo nello spirito e che poi concretizziamo nell’operosità di ogni giorno ci costituisce una cosa sola attorno a te, tutti insieme secondo il valore impareggiabile dell’unità.
È da qui, Signore, dallo Spirito che ci fonde nella preziosità di una cosa sola che diventiamo poi tuoi compagni di vita e di strada, uniti dentro la tua amicizia, ancora uniti lungo la dispersione aggrovigliata delle strade del mondo.
E benché ciascuno si ritrova impegnato nel suo viaggio esistenziale, ti chiediamo, Signore, di essere Tu colui che ci rende un solo corpo, una sola Chiesa nel mondo, una sola esperienza di fraternità dentro la vastità dell’umanità, perché la forza centrifuga del tuo Spirito continui a inviarci missionari nel mondo, con la forza e con la delicatezza del tuo amore.

mercoledì 10 ottobre 2018

Abitare in Te parole e ricordi di noi

alla sera del giorno
10.10.2018

Che cosa cerchiamo dentro le parole, se non noi stessi, le verità che già conosciamo e quelle che da lì a poco arriveremo a scoprire e a capire? Più che di domande, nelle parole che scorrono davanti ai nostri occhi cerchiamo risposte, nuove conoscenze, nuove energie di vita e, soprattutto, il senso del nostro vivere. Scritte o parlate, lette o pensate, le parole portano sempre con esse la capacità innata di fecondare la nostra vita, di infondere nuova fiducia in noi stessi e negli altri, così come di donarci la luce necessaria per vedere in modo chiaro il cammino che ancora ci attende.
Le parole memorizzano anche ciò che di noi è stato, accompagnano e raccontano i nostri ricordi, come sottotitoli di vita già respirata e già vissuta un tempo, istantanee di vita che abbiamo avuto modo di scattare e fare nostre, fino all’ultimo istante che ne abbiamo avuto la possibilità di abitare.
Come una sola parola, così anche un solo ricordo porta in sé la forza di strapparci a questo presente e trasportarci in luoghi e in situazione che già abbiamo vissuto, là dove a modo nostro siamo stati noi stessi, là dove ci siamo resi presenti nella vita degli altri. Sempre i ricordi ci trasportano oltre i confini di questo tempo e di questo spazio, per farci arrivare in cima alla montagna delle nostre confusioni esistenziali e da quel punto, una volta riconciliati con il nostro vissuto di fragilità e di errori, scrutare la linea di Cielo, ben visibile all’orizzonte del nostro viaggio.
Nelle nostre parole e nei nostri ricordi, Signore, Tu ci aiuti a superare la meschinità delle nostre fragilità personali, fino a ricondurci incontro alla nostra libertà di uomini e di donne da te così pensati, da te così creati e da te così voluti ogni giorno.
Tu ci hai scelti, Signore, per essere nella vita nostra prima compagni tuoi e poi compagni tra noi, via via capaci di custodire nella triplice dimensione di mente, di cuore e di anima la bellezza di parole amiche, di parole di reciproca fecondità, parole di riconciliazione e di pace con noi e con tutti. E perché possiamo ridonare agli altri i ritagli preziosi della nostra testimonianza di vita, aiutaci Tu, Signore, a tradurre in parole di fede e di luce quello che a nostra volta abbiamo udito e vissuto nel tempo della nostra preghiera personale, esperienza intima con te solo.
Non lasciare, Signore, che la nostra anima fugga per vie di solitudine e di nascondimento, ma che si fidi ogni giorno della dolcezza del tuo amore, presupposto vero di ogni incontro tra uomo e uomo, tra ciascuno di noi e, alla fine di tutto, per sempre te.

martedì 9 ottobre 2018

Certe voglie arrivano a sera

alla sera del giorno
09.10.2018

Magari fosse solo una questione di golosità o un qualcosa di più compromettente. Magari fosse soltanto una semplice voglia di dolce o di salato, oppure quel qualcosa di molto più ricercato, una sensazione in più, particolare e capricciosa, da collezionare nell’album delle vibrazioni della propria anima. Non si tratta neppure di un guizzo in testa, il parto di una nuova idea bizzarra e a lungo attesa, l’ultima ispirazione originale da intrecciarsi, a mo’ di matrimonio, con i colori del proprio esistere.
Sì, certe voglie arrivano a sera, quando meno ce le aspettiamo, quando, senza preavviso, se non quello di un tremolio legato alla musica della memoria, alla fine ci accorgiamo che in noi è schioccato il desiderio improvviso per quel qualcosa che sentiamo mancarci dentro. E se mentre recitiamo da una parte che ci va tutto bene, che nella vita non ci manca proprio nulla, viceversa quel bisogno, quella voglia, inizia a scavarci dentro, colpo dopo colpo, respiro dopo respiro, fino a crearsi dentro di noi uno spazio tutto suo, il posto in noi da tempo rimasto vuoto.
Prima che fuori le persone ci mancano dentro, quando proprio dentro di noi abbiamo raggiunto la comprensione che alcune persone ci hanno lasciato in dono la certezza della loro assenza; quando, ritornando a loro con il pensiero, i nostri respiri restano a metà, in attesa che magicamente si annullino le reciproche distanze e, chissà mai, sia possibile ritornare anche per un solo istante a gustare un sorriso, una parola, un gesto, un’idea, una passione… che avevamo condiviso insieme, proprio con loro.
All’appello dei desideri ci fa piacere, invece, quando abbiamo modo di non rivedere più certe persone, anzi, ringraziamo il Cielo perché non ne sentiamo più alcuna mancanza. Sono le persone per le quali nutriamo la speranza che le distanze tra loro e noi restino tali, l’assicurazione di una difesa dalla loro influenza negativa, anche perché la memoria nostra è più che certa della necessità di auto proteggerci da loro.
Al contrario, certe conversazioni spirituali, con tutti coloro che hanno contribuito a una buona formazione di noi stessi, giustamente non le vorremmo terminare mai. Facciamo difficoltà a chiudere nei cassetti del passato quelle persone che sentiamo ancora oggi vive e importanti dentro di noi, anche se le distanze sono tali da non riuscire più a raggiungerle per un rinnovato incontro, per uno scambio di reciproci stimoli di vita, per un abbraccio, unico e speciale, dentro un’edificante storia amicale e affettiva a lungo coltivata.
È la voglia delle persone per noi importanti, Signore, che talvolta a sera sentiamo crescere più che mai in noi. Al di là di tutto quello che ci attraversa da mattino a sera, dentro le pieghe della notte avvertiamo il bisogno di non sentirci soli, di raggiungere all’altro capo del mondo chi da sempre condivide con noi le medesime vibrazioni di Te.
E forse il gioco sta proprio qui, il tuo Signore, quando per vincere la nostra tentazione all’autosufficienza, all’egocentrismo, al nostro bastare solo a noi stessi, in noi innesti la voglia degli altri, il bisogno della compagnia degli altri, la necessità di ritrovare lungo un sentiero condiviso di vita l’armonia di tutto ciò che vibra nel cuore, nella mente e nell’anima nostra e di tutti gli altri.
A custodia di una sera condivisa con tutti i tuoi amici metti Tu un tuo angelo, Signore, perché al trillo di una nota di Cielo ciascuno si senta richiamato al segreto dell’esperienza spirituale: articolare la propria vita al plurale di Te, Signore.

lunedì 8 ottobre 2018

Impossibile navigare con i venti artificiali

alla sera del giorno
08.10.2018

Avere un diavolo per capello è cosa del tutto diversa da avere un diavolo in corpo, dentro, tra mente e cuore, negli infiniti angoli della propria anima.
Per quanto brutta possa essere, una cosa è avere a che fare con i mali che colpiscono i muri esterni della nostra vita ma, se non li lasciamo entrare, quei mali fuori restano e fuori sono destinati a morire. Cosa del tutto diversa è combattere invece con il male che è dentro di noi, presente in modo inspiegabile nelle più diverse dimensioni del nostro esistere.
Nessun uomo, nessuna donna va in cerca del suo male, nessuno si mette in amicizia con una brigata di diavoli, eppure non ci mancano esperienze segnate ciascheduna da tutto ciò che alla fine possiamo definire la nostra negatività. Distratti, cioè superficiali, in quella che dovrebbe essere ogni giorno la protezione ad oltranza di tutto quello che per noi è estremamente importante, la difesa del valore di quello che noi siamo e delle realtà che stiamo vivendo, è più che evidente che siamo proprio noi i primi a rinunciare in noi stessi alla via del bene e della bellezza della nostra vita. Basta un attimo, la frazione di un istante, per lasciarci prendere la mano dal male, osare un passo oltre il confine tra bene e male, un passo divenuto poi irrimediabile per se stessi e per gli altri; un solo secondo in più ieri, per un oggi e un domani inchiodati dai propri rimorsi di coscienza.
Se non si cerca, se non si ritrova in se stessi il coraggio di alzare lo sguardo verso nuovi orizzonti, gettare l’ancora della fiducia oltre il muro dei propri errori, è difficile ritrovare la via del proprio riscatto, quasi impossibile la riemersione dagli abissi del proprio io.
Diventa più che mai vitale il bisogno di consolazione, non della consolazione umana, Signore, ma quella che solo Tu poi spalmare come balsamo sulle nostre anime. Non si tratta di un colpo si spugna, di un semplice cancellare, negare quanto è stato, piuttosto, il tuo tentativo di spronare ciascuno a riprendere il cammino della sua vita, scegliendo questa volta anzitutto la via del bene.
La tua consolazione, Signore, in noi diventa ispirazione di mente, di cuore e di anima, perché un vento vero e non artificiale, non un vento di testa, ritorni a rendere gagliarde le vele della nostra navigazione.
Insegnaci Tu, Signore, a vivere della tua consolazione, a lasciarci ispirare da Te in ogni dimensione del nostro esistere, a vivere costantemente nel discernimento di noi stessi, nel controllo illuminato della nostra mente, del nostro cuore e di tutto ciò che possiamo essere e fare. Conferma Tu la nostra anima, affinché ogni giorno essa sia presente a se stessa in ciò che vede, in ciò che sceglie e in ciò che fa per il bene del mondo intero.

domenica 7 ottobre 2018

Cambiare l’accento è cambiare tutto

alla sera del giorno
07.10.2018

Per chi vi è nato dentro, per chi già la conosce, soprattutto per chi vuole imparare a parlare la lingua italiana uno scoglio di difficoltà non indifferente è quello dell’uso degli accenti. Non presenti nella maggioranza degli idiomi, nella lingua italiana gli accenti la fanno da padrone, tanto che basta cambiare la loro posizione ed ecco che si rischia di fare confusione o, il più delle volte, intendere l’esatto contrario di quello che si voleva dire.
A livello poi esistenziale – tanto per complicare un po’ le cose della vita –, spostare in una parola l’accento avanti o indietro può diventare un vero guaio, costituire la causa di una mala comprensione della verità e l’imbocco contromano di un importante senso unico della vita. È un po’ come quando si mette mano a uno spartito musicale, pronti a gustare la bellezza di una melodia, ma nell’esecuzione delle note non si rispettano le loro indicazioni di tempo: note lunghe, note brevi, semibrevi, ecc. Certo, si suona fedelmente la nota do, il re, il mi, il fa…, ma non ne esce la melodia desiderata, dove tempo e ritmo fanno la differenza e ne decretano la perfetta esecuzione dell’interprete.
Ad esempio, dire che nella vita ci sono dei prìncipi da seguire o dei princìpi da seguire potrebbe essere una pignoleria grammaticale, ma esistenzialmente non è proprio così. Certo, si segue sempre qualcosa, ma non è detto che chi si stia seguendo sia davvero la cosa giusta per la quale impegnare tutta la propria vita.
Di prìncipi ce ne sono molti in circolazione, di sangue blu o clonati dentro lo scatolone Tv, persone con la pretesa in testa di diventare alla prima occasione re di un esercito di sudditi. Sono i prìncipi affamati di sudditanze, smargiassi di chissà quali nobili origini o di lignaggio o di capacità artistiche, persone che vivono della venerazione altrui; e c’è gente che abdica la libertà della propria vita interiore per mettersi a foraggiare la vanagloria del principe di turno.
Altra cosa invece, più complicata della prima, sono i princìpi della vita interiore, idee vitali, convinzioni profonde, affermazioni orientative, che stanno per loro stessa natura prima di ogni soggettivo pensare, sentire e agire delle persone. Proprio perché si stagliano al di sopra e prima di ogni altra cosa, sono i princìpi che indicano la via della verità, la direzione di un appagante cammino di vita, il significato esistenziale della gioia di un uomo e di una donna. Qui la libertà della mente e del cuore, la libertà anzitutto dell’anima, è la condizione necessaria perché un principio sia incontrato, conosciuto, seguito e vissuto fino all’ultimo respiro. Se così non fosse, allora quei princìpi sarebbero l’inizio assurdo non di una vita bensì di una morte interiore, la propria.
Come la coppia di omografi “prìncipi e princìpi” in circolazione ce ne sono molte altre ancora, parole scritte con medesime vocali e consonanti, ma con accenti diversi, e ciascuna di quelle parole porta sempre al bivio tra strade di senso o di non senso, di maturazione o di regressione esistenziale, di… e di… Non è forse il caso di mèta o di metà, di àncora o di ancóra, di càpitano o di capitàno, di bòtte o di bótte, ecc.
Che confusione, Signore, quando non abbiamo più la lucidità di intendere il significato di quello che stiamo per scegliere come verità di vita. Nelle cose dell’anima nostra, nelle cose di fede e nella scienza più sacra della nostra avventura personale sentiamo che entra in gioco il nostro rapporto più vero con i misteri della nostra fede in Te: la Trinità, la creazione, la tua incarnazione, l’Eucaristia…, verità che diventano la finalità del mondo presente e del nostro vivere in esso.
Solo Tu, Signore, ci puoi aiutare a comprendere il posto dell’umanità dentro l’universo da Te creato, il senso del nostro esistere e muoverci alla luce della tua presenza, per non smarrirci dentro la nebbia delle nostre menti, disorientati lungo i sentieri di tenebra dei nostri cuori, agonizzanti nei deserti delle anime nostre.
Il muoverci in te, Signore, dentro la tua parola, è per noi movimento di creazione, di noi stessi e del mondo intero; uscita di sicurezza da qualsiasi ambiguità esistenziale, ritrovamento di senso e, infine, orientamento nella bellezza della verità e dell’armonia di noi stessi; e, come sempre, restaci accanto Tu, Signore, perché solo tu sai dare l’accento giusto al nostro esistere.


venerdì 5 ottobre 2018

Su per il viottolo della tua misericordia

alla sera del giorno
05.10.2018

Ah, sì, sì, è una bella impresa cercare di capire, e poi di spiegare, il senso di quello che ci è capitato ieri e ci accade ancora oggi. Più che agli altri, la difficoltà è proprio quella di spiegare a se stessi il motivo per cui ci attraversano certe cose nella vita, il perché di certe scelte e se non fosse stato possibile evitare tutto quello che ci è successo un po’ per caso.
Ai tanti bivi della nostra storia personale non sempre abbiamo a che fare con il sentiero di destra o con quello di sinistra. I sentieri sono molti di più, anche se non li vogliamo vedere già presenti dentro ogni nostra dimensione personale. Sentieri tanti quanti potrebbero essere i modi per proseguire il viaggio della vita. Sentieri diversi, con direzioni altrettanto diverse, lasciando a ciascuno di noi l'eroismo, perché è di questo che realmente si tratta, di fare i conti con l’inevitabile responsabilità dei propri passi, della meta in cuore, della direzione nella mente e del Cielo dentro il quale spiccare ancora una volta il volo della propria anima.
Possiamo avere a che fare con infiniti sentieri, oppure niente di più che con l’aprirsi dinanzi ai nostri occhi di un piccolo inizio di una nuova strada; viceversa con l’ampiezza di viali alberati o con corsi trafficati di umanità; eppure, più di qualsiasi traguardo personale, abbiamo un po’ tutti urgente necessità di imboccare nella vita direzioni di senso, abbracciare relazioni di reciproca fiducia, avere la certezza che esistono per davvero tra le persone altri criteri per affrontare e per vincere le avversità della vita propria ed altrui.
Certe volte, Signore, i nostri piedi sono alle prese con i ciottolati della vita, sassi in compagnia di altri sassi, una pietra accanto a un’altra pietra, un’esperienza accanto ad un’altra ancora; ciottoli infuocati sotto i raggi di un solleone, scivolosi all’improvviso per le lacrime del Cielo, taglienti e senza la sicurezza di un livello piano, eppure sassi di sostegno ad una salita sempre più impegnativa, fino a raggiungere il traguardo da Te fissato.
Sulle numerosissime strade sin qui percorse invochiamo la tua benedizione, Signore, affinché possiamo comprendere il significato del nostro cammino, porre ogni cosa al suo posto, ritrovare nella stanchezza dei nostri passi la gioia di quanto siamo riusciti a raggiungere nel tuo e nel nostro nome.
Ma è su per il viottolo della tua misericordia, Signore, che desideriamo allungare il nostro passo per affrettare l’incontro con Te e con l’amorevolezza del tuo abbraccio. Quale gioia poter gustare nuovamente il tuo perdono, ritrovare in Te la quiete dei pensieri e la serenità dei sentimenti, l’armonia di un’anima, la nostra, che proprio in Te si riconcilia con se stessa, con gli altri compagni di viaggio e con il mondo intero.

giovedì 4 ottobre 2018

Il terrore di non appartenerci più

alla sera del giorno
04.10.2018

È la paura più bizzarra che ci possiamo portare dentro, congiuntamente, nella mente e nel cuore.
Si tratta di una paura, come si dice, sottopelle, senza che appaia all’esterno, ma molto presente ed efficace nel bel mezzo delle nostre relazioni affettive, sociali, professionali e, addirittura, spirituali. Gli altri non se ne accorgono subito, o talvolta quasi mai, ma essa ha tutto il tempo per iniziare il suo bizzarro lavoro di destabilizzazione della solidità delle nostre storie personali.
Di fronte al pericolo di non appartenerci più, cioè al rischio di perdere irrimediabilmente noi stessi, anzitutto, in gioco c’è il tema e la concretezza della nostra libertà, la volontà di mantenere in pugno la vita, le scelte fatte e quelle da fare, l’arte di innescare strategie di difesa della nostra signoria su tutto. Ogniqualvolta ci troviamo di fronte al problema se e come restare ciò che vogliamo essere, senza ulteriormente farci graffiare e trasformare in peggio dagli eventi più negativi del cammino, ciascuno fa i conti con la tenta del suo coraggio e con la forza delle sue convinzioni personali.
Non è un semplice timore per ciò che non consociamo ancora, oppure paura per ciò che non vorremmo mai sperimentare in ogni dimensione del nostro esistere, la perdita di tutto di noi stessi è esperienza drammatica di furto esistenziale, rapimento dal nostro cuore e dalla nostra mente di ogni scintilla di vita e di riscossa, è congelamento del respiro un tempo caldo dell’anima nostra. E per questo, il terrore di non essere più noi stessi, in prima battuta ci paralizza interiormente e poi, via via, nella preziosa rete delle nostre relazioni interpersonali.
Anche Tu, Signore, ti sei ritrovato nei nostri stessi panni. Eppure, in balia della forza del Male, di fronte al tornado di disumanità che tutto in te stava per sconvolgere e portare via con sé, Tu sei rimasto te stesso, ancorato al tuo essere Uomo e al tuo essere Dio. Anche Tu hai provato la sconvolgente esperienza di entrare nel terrore di non appartenerti più, ma in te la nemica paura si è trasformata in angelo di consolazione, la negatività di un rapimento in positività del dono volontario di te stesso, il divorzio dal Male come via di liberazione dalle tenebre, come via di risurrezione oltre la morte.
Insegna anche a noi, Signore, a come non smettere di credere che se la corsa della vita è a doppio senso di marcia, cioè dal bene al male e dal male al bene, con te dentro il nostro esistere è sempre possibile una via di fuga da tutto ciò che ci impoverisce, per ritrovare i sentieri che Tu ci offri di ritorno alla positività di tutto quello che è ricchezza di vita in noi.
Dalla paura, dallo smarrimento, dal terrore di riconoscerci rapiti e poi abbandonati dal Male lungo i sentieri del non senso, è a te, Signore, che chiediamo di infonderci il coraggio e la fiducia di non puntare nella vita all’appartenerci a tutti i costi, ma al donarci a te, perché in te non vi è perdita del tutto di noi stessi bensì il guadagno di molto di più di quello che siamo, l’infinto guadagno di quello che sei Tu.

mercoledì 3 ottobre 2018

Momento privilegiato è la notte

alla sera del giorno
03.10.2018

Possiamo restare ore e ore immobili a sera, fermi e silenziosi, con lo sguardo perso ai margini della vastità di ciò che ci sta davanti agli occhi, sguardi di noi oltre le pareti della nostra vita, per fissare l’attenzione su noi stessi, su quello che ci ritorna alla mente, su ciò che ci ritroviamo ancora dentro, inqueto e graffiante, ogni nostra emozione al ritmo della corsa dei pensieri più altalenanti.
Sospesi nell’aria sono i respiri, il nostro cercare ganci di presa, per riguadagnare un punto fermo sopra le nostre teste, nuova stabilità di riferimento oltre a quella duplice dei nostri piedi. Abbiamo abbondantemente appreso dal rosario delle nostre esperienze personali che nella vita non si resta in piedi per la consistente solidità dei propri piedi, oppure grazie alla fermezza delle idee, alla caparbietà delle proprie convinzioni personali; neppure non si cade nella vita solo perché c’è qualcuno accanto pronto a sorreggerci nell’istante del nostro vacillare, inciampare, barcollare e cadere.
Ciò che nella vita, più di ogni altro aiuto, ci mantiene in posizione eretta è la nostra volontà di aggrapparci al Cielo sopra di noi. Non c’è nulla di più coraggioso che il nostro vincere la tentazione della non-fede, dell’arrenderci all’inevitabile, del lasciarci andare per sentieri di solitudine, via via consumandoci così dentro il tran tran di giornate fotocopia l’una dell’altra.
È il Cielo sopra di noi, con la varietà delle sue sfumature, con Colui che lo abita da sempre in ogni sua dimensione e che ne fa la dimora là dove tutti attende… è il Cielo a togliere dai nostri respiri qualsiasi tristezza e turbamento, seminati a piene mani in noi da tutte quelle realtà avverse al nostro bene più vero. E, tutto d’un tratto, ci viene spontaneo misurare la distanza tra il sogno, che ci portiamo dentro, e la realtà, che attorno ci avvolge, perché sentiamo che alla sera del giorno conta solo ciò che ci resta nel cuore.
Insegnaci a pregare, Signore, così come solo Tu sai fare, senza che noi ci mettiamo a cercare cose nuove, sostenendo Tu il nostro sforzo di ritornare a sera alle parole sentite dalla tua voce, portate via con noi, gustate al meglio in ogni frammento della nostra vita, udite ogni secondo nuovamente con il cuore.
E il momento privilegiato di questa preghiera è la notte, Signore, quando sei Tu il primo a ridare forma e ordine a tutte le cose che anche a Te sono rimaste dentro. Ed anche noi siamo lì, dentro il tuo cuore, poiché la nostra vita può essere piena di volti ma se manca il tuo… piena di mille voci, ma se non c’è la tua… cuore e mente, pensieri e anima rimangono senza senso se in Te non abbiamo la certezza di uno spazio di cuore, di una consolante carezza del tuo amore.

martedì 2 ottobre 2018

È l’avventura dei primi compagni

alla sera del giorno
02.10.2018

Ogni viaggio parte da un sogno; un inizio di pensieri che si mette in moto per realizzare quell’ideale che, più di tutti gli altri, ha entusiasmato la mente e il cuore. Ed è l’anima a dare respiro ad ogni nostra intimissima dimensione personale, perché nulla di ciò che ci è vivo dentro, ad un certo punto dentro di noi trovi il suo oblio, l’esaurimento delle sue vitali energie.
Ogni viaggio parte da un punto preciso della nostra storia personale, da luoghi familiari, non più trovabili altrove, ma in noi portati ovunque nella memoria dei nostri respiri; luoghi di cuore e di pensiero che, se da una parte resteranno là dove un giorno l’anima nostra aveva iniziato ad esistere, a crescere, a maturare via via nel tempo, da ora in poi sono i luoghi che continueranno a viverci dentro, ovunque, anche nella mancanza di chi fino a ieri era la nostra abitudine, la nostra vita, una pagina prima di questa pagina che già stiamo vergando, per dare inizio al racconto di questo nuovo viaggio.
Anche se apparente incamminato per sentieri di solitudine, ogni viaggio della vita non parte mai dalla solitudine esistenziale di se stessi, ma dentro la memoria di una compagnia sempre viva, calda ed avvolgente di persone che, più che nella nostra casa di mattoni, abitano già da molto tempo l’intima dimora del nostro esistere.
Certo, mentre lo spirito prende il volo per nuove regioni, per nuove avventure di umanità – e dietro ad esso tutto il nostro vissuto –, è pur sempre l’immaginazione a fare da bussola, a orientare una dopo l’altra le dimensioni affettive, riflessive e spirituali della nostra vita. È facoltà dominante l’immaginazione, capace di vedere in anticipo e all’occorrenza di disegnare scenari mai visti fino ad allora; è l’immaginazione profezia di fede e di ragione, perché nulla di ciò che stiamo portando con noi vada perduto, ma ogni nostra cosa trovi ancora un piccolo angolo di mondo dove sentirsi custodita nella delicatezza e nella vibrazione più profonde di noi stessi.
Come fu per l’avventura dei tuoi primi compagni, Signore, anche stavolta in gioco ci sei anzitutto Tu, perché abbiamo imparato a conoscerti e a ritrovarti nascosto dietro la tenda delle sorprese della tua gioia. Molti tra noi già hanno scoperto che quello che fu il loro primo amore non sarà l’unico amore della loro vita. Una volta incontrato Te, non smettiamo di ritrovare tracce d’amore in ogni realtà attorno, in ogni frammento di Te nascosto dentro la storia delle altre persone, ora nostre compagne di vita e di strada. È una caccia al tesoro, in cui solo Tu sei il tesoro del nostro esistere, e tale resti per tutti, fino alla fine dei giorni di ciascuno…
Insegnaci Tu, Signore, a fare ogni giorno vera ed autentica esperienza di discernimento dei pensieri, degli affetti, dei moti delle nostre anime, per trarre da ogni realtà in cui ci ritroveremo ad essere il meglio di essa e il meglio di noi.
E giunti tutti a sera, sfiniti a questa tappa del nostro cammino, sei sempre Tu, Signore, a volgere su di noi il tuo sguardo, a riservare per ciascuno un tuo amorevole bacio, mentre a ognuno ripeti: «Questo bacio è perché sei tu, non per quello che vedo o tocco di te, non per quello che so o che vorrei da te, ma perché tu sei una persona e questo a me, io il tuo Dio, fin qui basta!».

lunedì 1 ottobre 2018

I nostri sono diversi da tutti i loro domani

alla luce del giorno
01.10.2018

Al giungere della sera tra un sospiro e l’altro ci viene spontaneo, in modo del tutto naturale, cancellare molte cose di noi stessi e di quello che è stato di noi e in noi lungo le ore del giorno. Secondi e minuti si ricongiungono insieme per ritrovare il senso di un vissuto e la colorazione finale dei sentimenti lungo il cammino di un giorno.
Silenziosamente, molte cose si dileguano una dopo l’altra; altre cose, quelle che meglio di altre hanno risvegliato l’attenzione a se stessi, si trasformano nel bello di sé, da tenere, da non smarrire, da custodire dentro il proprio mondo sotto pelle, come l’aggiunta di un tratto in più alla traccia importante di tutta la propria esistenza.
Senza una particolare, appassionata attenzione al proprio mondo interiore, a quello che ritma la relazione con se stessi e con coloro che ci camminano accanto, davvero corriamo il pericolo di vivere sdoppiati in molte dimensioni della nostra personalità. Non solo in un giorno, ma dentro un considerevole arco di tempo, rischiamo di non essere realmente noi stessi, bensì un ruolo, un compito, una funzione solo per gli altri. Esistiamo sì, ma soprattutto per rispondere ai desiderata altrui, non per noi stessi; fino ad arrivare a scoprirci considerati e voluti solo per quello che gli altri pretendono da noi, e non più quello che noi siamo realmente e desidereremmo concretamente essere o diventare giorno dopo giorno.
È vero, di solito noi siamo la risposta alle richieste avanzate da chi quotidianamente entra in contatto con la nostra storia personale, ma in verità noi abbiamo bisogno di essere molto di più, un volto nuovo, una vita nuova, un respiro che faccia nuove tutte le cose. E come non mai nella vita, viene spontaneo a ciascuno domandare a se stesso “dove sei arrivato oggi?”, non per dubitare a priori della bontà delle scelte fatte e delle azioni compiute, ma per capire se i traguardi raggiunti alla fine del giorno sono davvero il proprio bene.
Il modo in cui le persone parlano del domani, Signore, il modo in cui esse fanno di tutto per condividerlo con l’universo intero, alla luce della tua verità ci fa capire che i nostri domani sono diversi da tutti i loro domani. Scegliendo di addormentarci tra le tue braccia, Signore, è sempre in te che scegliamo di risvegliarci al nuovo giorno.
Grazie al tuo amore abbiamo compreso che in molte persone i pensieri sono confusi, le emozioni sovrapposte le une alle altre, come una radio che passa da una stazione all’altra senza lasciar capire molto di sé, senza lasciare qualcosa di sé, delle tracce di senso in chi ad essa tende il suo orecchio. E gioiamo, Signore, perché riconosciamo di non essere più uditori di confusione ma del delicato riecheggiare della tua voce in noi.
Più ci rimani dentro, Signore, e più ci conosci; più ci racconti la bellezza del tuo domani con noi e la nota positiva è che nel profondo del nostro domani ci saranno i ricordi di quello che siamo stati oggi, noi, un frammento del tuo amore.

domenica 30 settembre 2018

Davvero come se niente fosse?

alla sera del giorno
30.09.2018

No, non è vero! La vita non ci lascia mai così come ci trova. In bene e in male resta sempre dentro di noi qualcosa da digerire, esperienze positive e negative da cui trarre insegnamenti di vita, appunto, permanenti istruzioni d’uso utili per affrontare ancora un tratto del nostro viaggio esistenziale.
Magari potessimo parcheggiare qua e là i tanti pacchi della vita. Una volta per sempre, trovare il modo per disfarci di tutte quelle cose che ci sono divenute pesanti, ad un tratto ingombranti, ingestibili, graffianti e, più di ogni altra difficile esperienza, sanguinanti dentro. Per quanto facciamo finta di essere più forti della violenza del male; per quanto diciamo a noi stessi che nulla ci può ferire a morte, o bloccare il proseguo caparbio del nostro viaggio di vita; per quanto possiamo andare avanti come se niente fosse, è pur sempre vero però che dobbiamo ammettere a noi stessi che mente, cuore e anima hanno spasmodicamente bisogno di alimentare se stesse a fonti di serenità, di armonia, di equilibrio e, soprattutto, di eternità.
C’è una soglia alla sofferenza, oltrepassata la quale porta, una persona giunge a morire di se stessa. È come se di fronte all’insuperabile della vita non resti altra cosa da fare che sedersi ai piedi di quel muro altissimo di dolore che ritroviamo dentro e fuori i nostri sospiri, e lasciarsi andare alla deriva del non senso, del male, invocando il sopraggiungere veloce della morte. È la scelta rassegnata all’inevitabile, alla rinuncia della fede, all’impossibilità di cercare e di vivere una relazione con l’Oltre a se stessi, cioè con l’infinito di Dio e, in Lui, con l’infinito di ogni persona accanto.
Eppure, è proprio Lui ad aggiungere ventagli di possibilità senza numero ai limiti che noi stessi ci imponiamo per la finitudine delle nostre capacità personali. È come se alla terra, alla strada, ai paesaggi in cui ci muoviamo ogni giorno, Dio stesso aggiungesse – e lo fa per davvero – spazi di cielo, squarci di luce e d’infinita vastità, dimensioni calde di relazioni armoniche tra noi uomini, tra gli angeli e tra tutti con Dio stesso.
È uno specchio di cielo nel cuore, o Signore, che ti chiediamo in dono; proprio come se niente fosse, proprio come se abbiamo modo di mettere mano a colori nuovi, per tinteggiare il diverso, il positivo, il tuo sogno in noi.
Insegnaci Tu a come cercare di difendere ad oltranza, Signore, fino all’ultimo respiro, fino alla morte quel frammento di eternità che ci è ritmo nel cuore, guizzo nella mente, scintilla nell’anima.
Insegnaci a lasciarci prendere per mano da tutti coloro che dell’eternità hanno fatto lo sfondo del loro cammino di vita qui in terra e di ascesa in cielo alla tua realtà, o Signore, perché il ricordo, l’emozione e la nostalgia dell’eternità Tu le hai poste già in ciascuno di noi. Il tuo essere con noi, dentro di noi, Signore, ci rende capaci di tutto l’infinito che Tu ci doni, perché già portiamo Te dentro di noi.

sabato 29 settembre 2018

Più che semplici pause, pause creative!

alla sera del giorno
29.09.2018

Sentirsi depressi per una depressione è una cosa, avere modo di cercare e di trovare dentro la parentesi di una depressione la possibilità di ritemprare le proprie forze è tutt’altra avventura.
Anche se la maggioranza delle persone non racconta più di tanto di se stessa, dei suoi vissuti interiori, delle sofferenze annaffiate da abbondanti lacrime, anche se magari recita che la navigazione gli stia pure andando a gonfie vele, il vero dolore tende sempre ad nascondersi agli occhi altrui, a fuggire dal centro dell’attenzione, a cercare angoli in ombra nelle piazze dell’umanità, a mascherarsi insomma dietro una storia recitata ad arte, ma che nella realtà però è completamente diversa da come sembra essere.
Tuttavia, le apparenze di finzione e di realtà cambiano sul serio quando le persone entrano nella verità delle loro relazioni, quando cioè si riconoscono gli uni gli altri soltanto dopo essersi reciprocamene ascoltati, guardati negli occhi.
È innegabile, più una persona partecipa allo srotolarsi del racconto della storia personale di un altro, più quella persona si avvicina a chi sta soffrendo con il suo stesso dolore.
La vita è difficile, certo, ma non è grave, impossibile, fino a ridurre a semplici cose i pensieri, le emozioni, i sospiri e i sentimenti, infiniti frammenti questi pronti a raccontare al mondo il tutto di noi stessi. È altrettanto innegabile quanto una lacrima porti in sé una tale capacità fecondativa che, per davvero, ne basta anche una sola per dare inizio in ciascuno a un nuovo processo di crescita e di maturazione personale. Lo dimostrano le storie di trasformazione di moltissime persone che, quasi improvvisamente, giunte al colmo del loro dolore, di punto in bianco si sono lanciate in un’ultima impresa di riscossa, di orgoglio, di difesa, fino a raggiungere il traguardo della loro sopravvivenza.
Non è forse qui l’inizio dell’umanamente impossibile? Non è forse questo il principio di tutto ciò che è ancora via via più indicibile, perché avvolto dal mistero imperscrutabile della vita di tutti?
Quanto avvertiamo che il nostro cuore è paragonabile, Signore, a un gomitolo aggrovigliato di vita. Quanto in noi si alternano contrastanti moti di cuore e d’anima ogniqualvolta sentiamo via via più difficile il respiro dei nostri pensieri.
Eppure, più che semplici pause di vita, più che momenti di smarrimento e di confuso incedere su per il sentiero del nostro viaggio, sono le soste che Tu benedici, Signore, a diventare nel profondo di noi stessi pause creative di rigenerazione, di rilancio in avanti dell’ancora della speranza, di resurrezione da ogni depressione esistenziale.
Conta Tu, o Signore, le nostre lacrime e a ciascuna di esse affida Tu un tuo sogno e un tuo sospiro di vita, di appassionata fecondità, affinché nulla di ciò che passa tra le tue mani resti senza la gioia del tuo vitale respiro.

venerdì 28 settembre 2018

Ci ritroviamo al viale delle stelle?

alla sera del giorno
28.09.2018

Non si sa con precisione se le stelle abbiano memoria di noi, ma sicuramente noi ne abbiamo di loro. Fosse anche per una sola volta nella vita, chi non ha mai alzato i suoi occhi al cielo per contemplare la volta stellata?
Ci viene spontaneo cercare tra le stelle, o anche dentro l’anima stessa delle stelle, una risposta sperata da tempo, avere dagli astri una soffiata di fortuna, la conferma che la direzione del viaggio, che con fiducia stiamo affrontando, sia davvero quella giusta.
Ma più che alla terra, è alle stelle che affidiamo i nostri desideri, il compito non facile di realizzare il ventaglio dei nostri sogni più segreti, con pazienza, stella dopo stella, un sogno dopo l’altro. A volte anche il calore delle nostre lacrime evapora alla prima stella libera, quando sentiamo che è solo nell’infinito che ci sovrasta la possibilità di respirare ancora a pieni polmoni.
È quando ci capita di smarrire il sentiero, o di ritrovarci in mare aperto senza più orientamento umano; è quando alla fine non sappiamo da chi sperare l’illuminazione della vita, è allora che vorremmo allungare le nostre mani al cielo, e tentare di rapire la prima stella, la prima che passa, la più distratta, quella rimasta senza difesa, l’ultima disposta a diventare stella di fortuna.
Ma le stelle fatte dagli uomini sono altra cosa; sono solo di pezza gialla, ritagliate fittissime, una accanto all’altra, con le punte che si toccano, ma senza mai diventare amiche. Stelle, queste, straniere, nemiche, una sospettosa dell’altra, perché tutte destinate a tradirsi reciprocamente, pur di sopravvivere all’inevitabile.
Triste storia quella delle stelle di famiglia, una per ciascuno dei componenti dello medesimo focolare, documenti a conferma dell’obbligo di partecipare al destino forzato dell’oblio, ago e filo per cucire su tutti i petti il medesimo biglietto da viaggio.
Se non con Te, Signore, è per noi impossibile farci in casa tutte le stelle che vogliamo. Rispetto alle nostre, preferiamo le tue stelle, segni di luce e di vita, i tuoi in noi, e non di tenebra e di morte, i nostri davanti a Te.
Tutto è già dentro di noi, Signore, il bene e il male, la luce e le tenebre, il respiro nostro e quello ancora più largo dell’umanità che ci cammina accanto. Dentro i nostri occhi entrano i riflessi di luce che solo Tu fai rimbalzare tra noi, come eco della tua amorevole presenza nel cielo che tutti avvolge e che ciascuno protegge.
Solo Tu, Signore, puoi dare il nome alle stelle, a quelle nostre amiche, a quelle che generosamente brillano per noi, anche oltre la loro stessa vita, per orientare e per accompagnare generosamente il coraggio dei nostri passi lungo il viale dell’Infinito.
È da Te, Signore, che speriamo di avere in dono la stella luminosa del tuo amore, affinché sul petto nudo della nostra storia personale ogni giorno rechiamo orgogliosi nel mondo il segno della celebrazione delle tue e delle nostre vittorie finali.

giovedì 27 settembre 2018

Ritrovare Te nell’ora che il sole declina

alla sera del giorno
27.09.2018

Avere mille anime dentro non vuol dire avere mille facce fuori, mille alternabili modi per entrare in relazione con gli altri, in contatto con il mondo attorno. Di facce ne bastano poche per recitare parti diverse nella vita, ma di anime ne abbiamo bisogno mille e mille altre ancora, perché in ogni anima vi è un sorso, un respiro di eternità in più.
Nel baratro del cuore, oltre che a perdere il sentiero del senso della nostra avventura personale, possiamo giungere a smarrire totalmente noi stessi, il passato che già abbiamo solcato, il presente che ora ci vede sudati sotto il peso delle nostre fatiche quotidiane, e rimetterci anche il futuro, cioè tutto quello che domani avrebbe potuto essere di noi.
È vero, nel baratro possiamo giungere a vedere lo sgretolamento dell’intera nostra vita, ma anche ritrovare il coraggio di un’estrema riscossa, quella di risalire le pareti dei nostri abbattimenti, delle nostre scivolose delusioni, del nostro lasciarci andare all’abbraccio sinistro delle tenebre del mondo.
Nonostante le infinite difficoltà, c’è pur sempre in noi uno spazio, intimo a noi stessi, dentro il quale, ogni volta che lo vogliamo, abbiamo modo di ritrovare il senso del nostro esistere, un luogo dove prenderci cura delle mille ferite del viaggio, dove riuscire a consegnare alla memoria del cuore le persone che ci hanno donato un pezzo del loro stesso cuore. Sì, nonostante tutto, è solo dentro noi stessi che c’è ancora quell’angolo di vita dove possiamo sostare ed essere nella gioia, pur con le lacrime agli occhi, uno spazio dove fare musica e volerci bene ancora, insieme ancora per altri cento passi.
E come ci emoziona il cuore, o Signore, vedere Te, nell’ora che il sole declina sulla nostra vita, quando il crepuscolo incede con le sue ombre sulla storia che abbiamo cercato di portare avanti così, come siamo stati capaci; vedere Te che come una madre si china a sera su ciascuno dei suoi figli.
Sei Tu, Signore, il solo che ha il coraggio di rintracciare il nudo e il piccolo essere umano che in noi ancora anela a Te. Tu ti getti nel bel mezzo delle macerie dei nostri vissuti, tra le rovine delle nostre azioni insensate; vai ben oltre i nostri errori e non ti spaventano i graffi del male ora visibili sui nostri volti.
Tu cerchi in noi, Signore, i respiri ancora caldi delle nostre anime, te ne prendi cura, li riabbracci perché finalmente ritrovati, perché di Te in noi è tutto ciò che resta, l’ultimo sorriso, il più bello.

mercoledì 26 settembre 2018

E Tu ci passeggi dentro l’anima

alla sera del giorno
26.09.2018

Addolorate al pensiero sono quelle persone che scoprono dipendere l’armonia e la serenità del proprio esistere da tutto ciò che vedono attraversare la loro vita. Certo, ci sono esperienze negative e dolorose che nessuno va a cercare, che nessuno vorrebbe mai incontrare o averne a che fare per lungo tempo. In certi momenti, in alcuni giorni sembra inevitabile, quasi realmente impossibile, schivare i dardi infuocati delle più diverse difficoltà.
Il transitare in noi stessi di tutto ciò che è umano vivere difficilmente è controllabile sia in entrata sia in uscita. Molti frammenti del vissuto nostro ed altrui vagano di persona in persona, di relazione in relazione, di storia in storia, senza rendere ragione a nessuno della qualità e della necessità di essi stessi.
Sentire che i legami tra persone non sono solo questione di testa, e neppure di solo cuore, ma anzitutto di relazione e, poi, di passione, di oblatività, di mutuo sostegno, di contatto fraterno con il vissuto dell’altra persona, questo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere certi che là dove esiste un essere umano degno di essere chiamato così, proprio lì è possibile credere negli uomini e nell’umanità.
Possedere una salda vita interiore ci rende immuni da qualsiasi imprevisto della vita; ci aiuta a smettere di impostare a pelle la nostra storia personale, cioè sempre dipendendo dalle emozioni passate, presenti e future. Avere una salda vita interiore ci permette di restare sempre noi stessi, benché dentro o fuori i mille luoghi di costrizione mentale, affettiva e relazione. E quanto è vero che per una persona la sua libertà nasce, cresce e vive dentro se stessa, anche se le sue mani e i suoi piedi sono incatenate ai ceppi del male.
Guardando le cose come le guardi Tu, Signore, avendo entrambi la stessa prospettiva di osservazione e di contemplazione, non è poi difficile scoprire come il mondo rotoli melodiosamente sul palmo delle tue mani. Non è un giocare a palla, Signore, Tu non ti permetteresti mai, neppure vorresti che altri si prendessero gioco della delicata preziosità della tua creazione. La tua mano è sostegno, è luogo di appoggio, Signore, è spazio di vita entro il quale ogni essere da Te pensato e creato vive il suo movimento nel tempo e nello spazio che Tu hai voluto uguali per tutti.
Di fronte alla meraviglia di ciò che ci avvolge, alla stupenda realtà creata che tutti ci contiene, toglici Tu, o Signore, i pensieri negativi, tutto ciò che pesa sul nostro cuore e che impedisce alle nostre menti di vedere dinanzi a noi lo srotolarsi del sentiero della tua volontà d’amore in tutto ciò che esiste. E nel frattempo, Signore, non smettere ogni giorno di passeggiarci dentro l’anima.