venerdì 23 febbraio 2018

Tutti verso il centro di tutti

alla sera del giorno
23.02.2018

Anche se viviamo tutti sotto lo stesso cielo, non è detto che abbiamo tutti davanti agli occhi lo stesso orizzonte. Se alcuni guardano da un lato, e là vi trovano la loro meta, altri camminano in senso opposto con la caparbia convinzione che anch’essi, prima o poi, raggiungeranno ed oltrepasseranno la linea del loro traguardo.
La vita, però, non è solo questione di libertà di opinioni, in un senso o nell’altro; il libero e personalissimo diritto di potere dire ovunque la propria idea, vedendosi di ritorno comunque rispettati e apprezzati per l’onestà intellettuale dimostrata.
Su alcune realtà innegabili dell’umano esistere ecco che la vita chiede a ciascuno il coraggio della convergenza al centro, che si tratti di valori, di diritti e di doveri, di rispetto dell’identità di ciascuno, così come della libertà e del valore della sacralità della vita di tutti. Tutti verso il centro di tutti.
Ma le cose non sono così semplici come spesso lo sono le parole. C’è sempre una difficoltà nel comprendere l’urgenza del valore dell’unità, del passo indietro rispetto alla tentazione malefica della divisione e della faziosa contrapposizione di uno rispetto all’altro. Quante discussioni inutili, alla fine totalmente infruttuose; quanti conflitti verbali, e purtroppo non solo, sono andati via via crescendo fino al terribile annullamento di una persona dopo l’altra.
Tu operi, Signore, per l’unità di tutti e di ciascuno, incurante di ritrovarti ancora una volta nel bel mezzo di un incrocio infuocato di Male. È la tua passione, quella di seminare ovunque pensieri e sentimenti di riconciliazione, di fraternità e di armonica pace. Siamo sempre noi in difetto di fronte a te, singolarmente nudi al cospetto della tua volontà d’amore; sempre in stato di smarrimento e di confusione di fronte al fascino che su noi esercita sinuosamente il Maligno.
Le tue mani, Signore, raccolgano i nostri pensieri e i nostri desideri di te. Come fa il cercatore d’oro, che sul palmo della sua mano seleziona e separa i piccoli granellini d’oro da quelli di sabbia, così tu separa in noi, Signore, il Bene dal Male, perché possiamo risplendere ai tuoi occhi per tutto ciò che di buono sappiamo donarci gli uni agli altri e diventare, al centro di tutti, una sola cosa con te. 

giovedì 22 febbraio 2018

Veglia e sveglia sono parenti

alla sera del giorno
22.02.2018

Sono due i momenti precisi della notte e del giorno, gli attimi in cui ha inizio quel qualcosa di noi, un nuovo mattino, oppure il filo dei pensieri che non termina mai, neppure quando ci si tuffa dentro le lenzuola della sera.
Veglia e sveglia possono diventare benissimo due verbi di azione: per se stessi e per gli altri, per segnare il tempo e il suo infinito, la dimensione dei sogni e la concretezza dei battiti delle proprie emozioni.
In un traffico confuso di sguardi senza meta, la convinzione si fa più forte: nulla finisce per davvero quando si vivono le dimensioni più vere del proprio cuore, le altezze dei propri respiri, il luccichio splendente dei fili della propria luce interiore. Ed anche se talvolta ci si lascia andare, anche quando si cade per terra, la vita ci aspetta, da noi vuole il meglio di noi, perché noi le apparteniamo e lei è l’amore della nostra anima.
Non sottovalutare, Signore, la nostra voglia di lottare nella vita per non perderci nel nulla che a volte ci afferra i polsi. Ricordati di noi, ovunque sei questa sera, perché basta che tu ci cerchi e ci troverai tutti qui, a occhi in su, tutti abbracciati dentro una sola lacrima infinita di dolore e di gioia: lì tu ci poi leggere tutto il senso della nostra stessa vita.
Oltre a vegliare, insegnaci, Signore, a come svegliare noi stessi e il mondo; a come superare l’istigazione ad appiattire le nostre altezze e le nostre profondità esistenziali e spirituali, per continuare a vivere invece secondo la logica delle tue beatitudini e non più secondo i criteri del nostro umano tornaconto.

mercoledì 21 febbraio 2018

Più si hanno dubbi e più…

alla sera del giorno
21.02.2018

L’incedere lento, grave, dei propri passi, immersi dentro le dimensioni infinite del viaggio della vita, comporta il coraggio di cedere alla forza attrattiva della meta che si staglia un poco prima della linea dell’orizzonte.
Più che per quello che è stato, è naturale a sera avvertire tutta la fatica, il peso dei passi ancora da compiere, il tremolio delle gambe, l’incertezza di se stessi e del proprio futuro; sperando bene che il domani porti comunque con sé la sorpresa di novità inaspettate.
Più si hanno dubbi e più il miracolo è straordinario. Ce lo insegna la vita, ce lo ricordano le mille esperienze che in essa possiamo inventariare, custodire e ritrovare al termine di ogni giorno.
Per quanto sembri assurdo, anche la memoria dei peccati commessi ci rende migliori, perché il dolore che essi provocano nel ricordo, il nostro starci ancora oggi male per quanto è accaduto, tutto ci educa a imboccare nuove strade, ci sprona ad essere migliori, più giusti con noi stessi e con gli altri, sicuramente più umili. E ritrovando la verità di se stessi, ciascuno a sera ritrova disegnata in cielo la sua retta via.
Non sei forse tu, Signore, a incoraggiare tutti, a fare il tifo perché ciascuno non si scoraggi né per gli sbagli commessi un tempo, né ora per la mancanza di slancio per raggiungere traguardi di te. E perché l’impossibile diventi il miracolo di una vita, non smetti di ripetere che solo colui che riesce a ritrovare se stesso alla fine trova in ogni suo respiro il profumo di te. Più si hanno dubbi, quindi, e più il miracolo del tuo amore, Signore, illumina il nostro viaggio verso la pienezza della nostra gioia.

martedì 20 febbraio 2018

Portatori malati di negatività?

alla sera del giorno
20.02.2018

Alla fine lo sanno anche loro, lo scoprono ogni volta, ne hanno le conferme proprio ad ogni passo: la negatività è la loro pelle. Non è vero che sono nati così, con dentro una tale deformazione esistenziale, loro malgrado, cioè, non per colpa loro; quasi pretendessero di essere riconosciuti come portatori innocenti, sani, di negatività.
La negatività, invece, è una scelta, cercata e voluta, alimentata da una caparbia disattenzione a due valori radicali della vita, la bellezza e la bontà. Per le persone negative c’è solo una regola da osservare scrupolosamente, quella di fuggire, di non accettare mai per vera, sarebbe per loro stessi una forza autodistruttiva, la regola del “quello che è bello fa bene alla vita, quello che è buono è bello per la vita”. Meglio pensarla diversamente, meglio starsene sulle difese.
Piuttosto che accettare la legge del bene, ecco chi preferisce vedere il mondo a proprio piacimento, mantenendo fede alle proprie vecchie idee, alle consolanti consuetudini di sempre; dubitare per precauzione e pensare prima il peggio per poi accontentarsi di un’eventuale impensabile positività.
È corrosiva la negatività, per la pelle dei pensieri e per la pelle del cuore; molto di meno per la pelle della lingua, perché per espandersi attorno ha bisogno di entrare in relazione con il mondo, con il vissuto degli altri e… dire la sua.
Tu vedi, Signore, come nel pantone della vita la negatività preferisce sempre lo stesso colore, il grigio, e tutte le sue sfumature. Lo usa su tutto, lo indossa, lo porta con disinvoltura, quasi con fierezza e spavalderia, perché è il colore adatto per ogni minuto del giorno, per ogni stagione della vita, per un tutto di meno.
Tu stesso, Signore, lo hai visto, lo hai incontrato e ritrovato sulla tua pelle, ma il grigio della vita lo hai contrastato in prima persona, tirando fuori la fantasia dei tuoi colori.
Aiutaci a non morire di negatività, soprattutto in quel delicato luogo di vita che è fatto di relazioni sociali, di esperienze e di condivisione umana e spirituale. Dove vuoi, quando puoi, ritocca tu i tratti della nostra vita e, se anche ci fossero delle striature di negatività, non tardare, Signore, ad accerchiarle una ad una con l’arcobaleno della tua fantasia d’amore. 

lunedì 19 febbraio 2018

Per carità, Gesù, frena!

alla sera del giorno
19.02.2018

È vero, Gesù, per carità frena!
Non è per mancanza di fiducia in te, dubbi sulle tue abilità di guida, o per l’arte che hai di passare da un pedale all’altro, acceleratore e frizione, quasi mai un colpo di freno.
Non si tratta neppure di frenare perché non riusciamo a starti dietro, a tenere il tuo passo. Siamo seduti accanto a te, e metà della fatica è già risparmiata. Ma qui si tratta di salvarsi la pelle dell’anima!
In questo viaggio della vita tu guidi il tempo e la storia a velocità che solo tu sai navigare, un destreggiarti tra ostacoli di senso e di non senso, d’illusorie certezze e di certezze già sorpassate alla grande, appena un secondo dopo che le abbiamo raggiunte. Lungo il tragitto non riusciamoci ad abituarci a un paesaggio, a starci dentro, non solo con gli occhi ma con tutto noi stessi, iniziare a trovare in esso anche punti di appoggio e di comodità, che tu all’improvviso svolti l’angolo; caspiterina, ed eccoci davanti nuovi orizzonti, nuovi possibili mille scenari, tutti da attraversare. E chi riesce, con te alla guida, a schiacciare un pisolino?
Però, Signore, non ascoltare le nostre paure, le nostre resistenze alla tua velocità. Alla fine, se ne andrebbe della bellezza di questo nostro starti accanto; del nostro sfrecciare insieme a te dentro dimensioni che mai avremmo pensato e deciso di attraversare; di dribblare, come ora stiamo facendo con te, dentro la giungla delle mille consuetudini umane; tra queste e quelle, vecchie cose, ridicole palizzate di contenimento della tua travolgente energia.
E intanto tu ci guardi, incroci i nostri sguardi, sorridi e, furbescamente, incurante delle nostre mani ancorate ad ogni punto di presa, ci inviti a guardare e a contemplare oltre il muro delle nostre autodifese, e ci dici “guardate là…”, “guarda qui…”, “hai visto là che bello…”, guarda da questo punto quel…”. "Ok, ok, Gesù, ma chi guarda la strada?".
E tu, alzando entrambe le mani al cielo, ripeti più volte: “Tranquilli, tranquilli, c’è qui Spirito, il mio amico. Ci pensa lui!”. Guardiamo te, guardiamo noi, ci guardiamo attorno e non vediamo nessuno alla guida se non tu. "Ok, ok, andiamo bene!?!?".
A questo punto non ci resta altro da fare che fidarci di te, Signore, se non altro perché fin qui non ci è accaduto ancora nulla di male. E il viaggio continua, alla velocità del tuo amore. Perché no?

sabato 17 febbraio 2018

E tutto sta nel ritmo del tuo piede

alla sera del giorno
17.02.2018

Chi può fermare una musica e la sua danza, quando il loro ritmo è entrato nelle vene di chi la ascolta e di chi si muove al suo melodioso incedere? Come rallentare il volteggiare dei corpi e degli spiriti di ciascuno, quando è diventato via via crescente il coinvolgimento delle emozioni e della passionalità di tutti?
Per quanto possa essere stata studiata e canticchiata sottovoce su un pentagramma punteggiato di note bianche e nere, altra cosa è quando la melodia avvincente di una musica passa all’arte esplosiva di uno strumento musicale e, ancor di più, entra nella percezione sensoriale di un ascoltatore estasiato, di un danzatore disponibile a lanciarsi prontamente dentro i saliscendi dei suoi suoni.
Certo, non sempre la musica della nostra vita è composta da melodie allegre e gioiose. Talvolta, sono più le note gravi ad accompagnare un altro incedere, quello dei passi del nostro proseguire il cammino della vita, nonostante tutto, il viaggio dei giorni, dentro panorami attorno striati di grigio e di rosso, il primo a memoria delle difficoltà che abbiamo incontrato, il rosso per non dimenticare mai che anche le esperienze di dolore e di sofferenza colorano la storia di ciascuno di noi.
E tu che fai, Signore, se non ascoltare compiaciuto la nostra melodia e lasciarti a tua volta trasportare dal viaggio delle nostre note esistenziali. Per meglio entrare in sintonia con le segrete vibrazioni di noi, per alcuni istanti, ad occhi chiusi ti tuffi dentro la percezione dei nostri cuori; in altri momenti, resti ad ammirare il nostro volteggiare per aria, sapendo bene che tutto ci è possibile grazie alle ali invisibili di cui ci hai muniti un giorno.
La nostra vita, abitata da te, Signore, respira l’infinito e danza al ritmo del tuo piede, perché tu stai al tempo di ciascuno e non impedisci la musica di nessuno.

venerdì 16 febbraio 2018

L’essenziale è già visibile ai nostri occhi

alla sera del giorno
16.02.2018

Nella luce dell’amore tutte le cose della vita ricevono l’abbraccio di una melodia calda di sentimenti e di emozioni, perché l’amore porta in sé un’energia di bene, una capacità di prendersi cura di se stessi e delle altre persone, arrivando fin nel profondo delle ferite più buie di ciascuno.
Attraversando spazi infiniti di senso e di armonia, non ancorando i propri piedi ai tanti mondi che ci abitano dentro, ecco schiudersi oltre i nostri sguardi orizzonti tutti da abitare nella forza riconciliante con se stessi, con gli altri e con l’universo intero.
È per questo che, cammin facendo, non smettiamo di ripeterci l’un l’altro quanto sia importante abitare nuove terre solo dopo avere accettato di adeguare ad esse l’attuale equipaggiamento. In ogni nuovo viaggio della vita ci sono cose che risultano inutili, obsolete, sicuramente vecchie ed ingombranti. La prima scelta da fare è quella di decidersi, una buona volta, di lasciare alle spalle il vecchio di noi e di incamminarci verso una novità di vita, che sicuramente diventerà il presente e il futuro della nostra gioia.
Quante volte invece, Signore, non tanto per la vergogna di spogliarci, quanto per la paura di prendere freddo nel togliere, nello svestire, i propri stracci, abbiamo rinunciato a vestire un vestito migliore rispetto al nostro, proprio quello che tu avevi sognato, pensato e cucito per noi.
E tu non hai mancato, Signore, di spiegarci allora, così come pazientemente oggi ci ripeti alle porte di questa notte, che rinunciare a vestirci dei tuoi sogni è una scelta pur sempre libera, quanto mai rischiosa: quanto è vero che, spogli di te, dell’abito dei tuoi sogni per noi, alla fine rischiamo di restare per davvero solo con la polvere dei nostri poveri vagheggiamenti.
Non solo cose nuove, non solo un abito più che adatto a un nuovo viaggio, ma tu ci chiedi di avere occhi nuovi, che sappiano riconoscere come l’essenziale nella nostra vita sia già visibile dinanzi a noi. Dopodiché, tutto sarà possibile, tenendo saldamente te per mano.