lunedì 16 marzo 2015

Noi non siamo il Telepass di Dio

16 marzo

Anche Dio può diventare una tentazione, quando ci aspettiamo da lui che sia per noi quello che egli non è, oppure vogliamo qualcosa da lui che vada oltre la concretezza della nostra storia personale.

Ad esempio, nella stagione in cui siamo visitati da una malattia, irrimediabilmente causata dall'incuria che abbiamo avuto nei riguardi della nostra salute personale, da Dio ci aspettiamo un miracolo contro natura. Così in una storia d'amore, quando la nostra delusione per colpa dell’altra persona diventa un muro difficile da superare, vorremmo Dio ci facesse la magia di farci tornare indietro nel tempo, ai giorni in cui non c'erano problemi, quando eravamo soltanto felici; un ritorno indietro giusto per rimediare agli errori fatti e uscire da questa strada di smarrimento. In altri giorni, da Dio vorremmo anche un suggerimento da pronto soccorso, nei momenti in cui ci sentiamo bloccati di fronte agli imprevisti della vita e non sappiamo più cosa fare. Del resto, a Dio che cosa costerebbe essere così gentile da darci una diritta, visto che possiede la scienza infusa su tutto? E via di seguito, l'elenco degli esempi potrebbe continuare all'infinito.


La verità è che di Dio abbiamo un po’ tutti un concetto troppo utilitaristico, sempre attenti ai nostri guadagni personali e comunitari; purtroppo, un concetto di lui decisamente poco relazionale. Non solo. Addirittura pretendiamo che Dio ci tratti come se noi fossimo il problema, per il quale lui deve cercare e lui deve trovare urgentemente una soluzione soddisfacente. Piuttosto che persone, con cui egli potrebbe entrare in uno stato di permanente relazione amicale, è meglio essere visti da Dio come problemi da risolvere e, una volta risolti, da lasciarsi poi alle sue spalle.

Esasperando questa idea, molti cristiani vorrebbero che Dio entrasse ed uscisse dalla loro vita all'occorrenza, così come si fa in autostrada all'inizio e alla fine di un viaggio. E benché nessuno scelga il casello autostradale come meta del suo viaggio, semmai come punto obbligato di passaggio, in un percorso ancora tutto da vivere, la tentazione di diventare noi il Telepass di Dio è davvero alta: nella nostra vita vorremmo registrare con precisione il suo passaggio in entrata, i tempi della sua permanenza in noi e il momento esatto della sua uscita. È un po’ come misurare Dio in entrata, Dio in corsa e Dio in uscita; e noi li, alle sbarre della nostra vita, a registrare elettronicamente ogni suo movimento.

Come sempre Dio va ben oltre i limiti dei nostri ragionamenti umani e si offre al singolo, così come all'intera comunità di fede, come colui che possiede ciò di cui tutti hanno vero e concreto bisogno, l'amore.

Chiedendoci di abbandonarci in lui, ci invita a smettere di prendere le misure nella nostra vita alla luce di quanto possediamo del mondo, piuttosto per la fiducia che abbiamo, oltre il mondo, di lui. È un chiaro invito a lasciarci incontrare da lui, perché le nostre storie personali siano visitate dalla sua compassione, ravvivate dalla fiamma della passione, dell'ardore, proprio nel cuore del nostro cuore.